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Femminicidio: quante ancora?

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07.09.2026

Quattro femminicidi in pochi giorni riaprono una domanda che l’Italia continua a rimandare: bastano nuove pene e nuovi reati se la prevenzione della violenza non comincia anche dalla scuola?

Quattro donne uccise nell’arco di pochi giorni. Quattro storie diverse, accomunate ancora una volta dalla violenza maschile e, in diversi casi, da relazioni sentimentali finite o che una delle due persone non accettava fossero finite.

La cronaca cambia nomi, città, età e circostanze. Il copione, invece, continua a mostrare elementi terribilmente familiari: controllo, gelosia, paura dell’abbandono, incapacità di accettare un rifiuto, convinzione di poter decidere sulla vita di una donna.

L’ultimo caso che ha sconvolto il Paese è quello di Lorena Isceri, 45 anni. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’ex compagno Federico Vella l’ha sequestrata a Firenze e chiusa nel bagagliaio della sua automobile. Lorena è riuscita a chiamare il 112 e a chiedere aiuto. Le forze dell’ordine hanno localizzato il telefono e raggiunto l’uomo sull’autostrada A1, ma non sono riuscite a impedirgli di gettare Lorena da un viadotto prima di lanciarsi a sua volta nel vuoto.

La vicenda colpisce anche per un altro particolare. La madre della donna ha raccontato che Lorena aveva paura dell’ex compagno e che le era stato consigliato di denunciarlo, ma non voleva farlo perché temeva di danneggiarlo.

È un elemento sul quale sarebbe sbagliato costruire giudizi sulla vittima. Una donna non può diventare responsabile della propria protezione soltanto perché non ha denunciato. Semmai il caso dovrebbe ricordarci quanto siano complessi i meccanismi psicologici, economici e affettivi che possono tenere una persona legata a chi la minaccia.

E soprattutto dovrebbe impedire la domanda che troppo spesso arriva dopo: perché non se n’è andata? La domanda dovrebbe essere un’altra: perché lui pensava di poterle impedire di farlo?

Una legge può punire. Ma può prevenire?

L’Italia negli ultimi anni ha rafforzato gli strumenti di contrasto alla violenza contro le donne. Il Codice Rosso, le misure cautelari, il ricorso ai braccialetti elettronici, gli interventi a sostegno delle vittime e, da ultimo, l’introduzione del reato autonomo di femminicidio hanno progressivamente irrigidito la risposta dello Stato.

Dal 2025 l’articolo 577-bis del codice penale riconosce infatti il femminicidio come fattispecie autonoma e prevede l’ergastolo quando l’uccisione di una donna avviene, nelle condizioni........

© La Voce d'Italia