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Il peso del caldo sull’economia: conto da 147 miliardi di dollari

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26.06.2026

L’ammonimento di Shakespeare è che “nei giorni di calura, il sangue fa il matto e bolle più del necessario”. Le relazioni si aggrovigliano, crescono stress e fatica, ed è solo l’inizio. La temperatura rovente è un concreto fattore recessivo perché riduce l’attività di imprese e servizi, gonfia i costi, spinge l’inflazione, fiacca gli investimenti e le loro aspettative, comprime la produttività e, alla fine, innesca una funesta spirale negativa capace di autoalimentarsi.

Uno studio di Oxford Economics rivela che, a politiche immutate, di qui al 2030 il grande caldo e le relative catastrofi naturali costeranno 147 miliardi di dollari al sistema Italia (240 alla Francia, 120 alla Spagna).

Un conto immenso, quasi 10 punti di Pil che si sommano allo 0,5 per cento annuo di deficit pubblico aggiuntivo che, assicurano gli esperti, graverà sulle casse della Repubblica se non ci saranno variazioni di tendenza, globali e no, prospettiva sulla quale nessun esperto ragionevole scommette un centesimo.

La realtà è che combattiamo un’estate invincibile e la rumorosa minoranza convinta che il riscaldamento climatico sia la........

© La Nuova di Venezia