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I negozi (e non solo) continuano a sparire: 3mila attività chiuse in Toscana

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15.03.2026

Commercio, la crisi in Toscana non si ferma. Perse 3mila attività (Getty Images/iStockphoto)

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Firenze, 15 marzo 2026 – Prosegue la desertificazione commerciale in Toscana. Nel complesso, tra il 2012 e il 2025 nei capoluoghi di provincia della regione sono scomparse complessivamente quasi 3mila attività tra negozi, alberghi e ristoranti. In valore assoluto le perdite maggiori si registrano nelle province di Firenze (-654 attività) e Livorno (-553), seguite da Pisa (-302), Arezzo (-270) e Massa Carrara (-263).

L’ultima edizione dell’osservatorio “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio studi Confcommercio, che ha analizzato l’andamento delle attività economiche in 122 comuni medio-grandi italiani, rileva che è Massa il capoluogo di provincia toscano a registrare la contrazione percentuale più forte negli ultimi tredici anni: -31,6% e si piazza così al 18esimo posto della classifica nazionale delle città più colpite. Seguono Livorno, al 28esimo posto con un calo superiore al 30%, e Pistoia, al 29esimo posto con -29,5%. Subito dopo si trova Arezzo, con una diminuzione del 28,8% delle attività commerciali. Anche Lucca registra una contrazione significativa (-28,5%), mentre Grosseto si colloca al 50esimo posto con -26,9% e Pisa al 61esimo con -26,2%.

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La situazione a Firenze

Firenze è invece tra i capoluoghi di provincia toscani con la contrazione più contenuta: si colloca al 98esimo posto nella graduatoria nazionale con -21,9%. Subito dopo Siena, al 99esimo posto con -21,7%, e Prato, al 104esimo posto con -20%. Dietro questi numeri si intravede però anche un cambiamento nella struttura economica delle città. In Toscana le edicole sono passate da 597 nel 2012 a 279 nel 2025, con una perdita di 318 attività, pari ad un calo superiore al 53%.

Le attività che chiudono

I distributori di carburante sono scesi da 447 a 227 (-49%), mentre i negozi di mobili e ferramenta sono passati da 1.536 a 995 (-35%). In forte calo anche i punti vendita di abbigliamento e calzature, diminuiti da 2.767 a 1.901 (-31%), e le librerie e negozi di giocattoli, scesi da 925 a 642 (-30%).

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Prosegue il boom di b&b e ristoranti

Parallelamente alla riduzione dei negozi tradizionali, si rafforzano le attività legate al turismo e al consumo fuori casa. Le forme di alloggio extra-alberghiero, come b&b e affittacamere, sono quasi raddoppiate, passando da 917 a 1.801 attività (+96%), mentre i ristoranti sono cresciuti da 2.722 a 3.567 (+31%).

Come fermare il trend negativo

Come arrestare l’emorragia dei negozi di vicinato? “Rafforzando le politiche di rigenerazione urbana e sostenendo il commercio di prossimità”, risponde il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. “Per contrastare questo fenomeno, quest’anno Confcommercio propone una serie di interventi nell’ambito del progetto Cities”, spiega Marinoni. “E’ necessario collegare in modo più stretto urbanistica e sviluppo economico, riconoscere le imprese di vicinato come attori del governo urbano, dotarsi di strumenti permanenti di monitoraggio del tessuto commerciale e avviare strategie per recuperare e riattivare i locali sfitti, anche attraverso iniziative temporanee e nuove forme di utilizzo degli spazi”.

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