“È assurdo, tre anni senza patente per tre vite spezzate”, la rabbia delle famiglie: “Chiediamo giustizia”
Era il 4 agosto 2025, nell'incidente lungo l'Autosole morirono tre persone
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Arezzo, 26 aprile 2026 – Se lo avesse davanti agli occhi gli direbbe: "Abbi coraggio, strappa da solo la tua patente di guida". Caterina prepara il "rumore" che d’ora in poi scandirà le prossime mosse "per chiedere giustizia ed evitare altre tragedie". Lo dice col cuore graffiato dal no della procura alla richiesta di togliere per sempre la carta di circolazione al camionista che otto mesi fa piombò col suo Tir sull’ambulanza dove viaggiavano la figlia Giulia, 22 anni, Gianni Trappolini e Franco Lovari.
"Toglietegli la patente per sempre". La rabbia dopo la strage in Autosole
L’incidente in A1: ambulanza distrutta dal Tir
È delusa la mamma-roccia che ha visto Giulia indossare la stessa divisa azzurro-celeste quando aveva 14 anni, poco più che una bambina ma con le idee già chiare: studiava per diventare infermiera, "perché diceva che gli infermieri sono più vicini alle persone che soffrono", rievoca Caterina. Un sogno spezzato sull’asfalto dell’Autosole, pochi metri prima del casello Valdarno, in una calda mattina d’agosto. L’ennesimo viaggio con la divisa azzurro-celeste per Giulia e Gianni (il "babbo" di tutti volontari), mentre Franco quella mattina rientrava all’ospedale della Gruccia dopo un esame al San Donato a bordo del mezzo di soccorso. È stata lei, Caterina, una vita nel volontariato, ad accompagnarla nella grande famiglia della Misericordia di Terranuova e insieme al marito Daniele a trasferirle i valori di una famiglia generosa e solidale.
Al camionista 5 anni con patteggiamento e sospensione della patente
I familiari delle vittime della strage in A1 hanno presentato un’istanza per chiedere alla procura di impugnare la sentenza con cui il camionista viene condannato a 5 anni di reclusione con il patteggiamento, esclusivamente nella parte relativa alla sospensione della patente per tre anni, decisa dal giudice (il massimo della misura sono 4 anni). E per dare forza all’appello, tre giorni fa hanno organizzato un presidio davanti al tribunale di Arezzo. "Non è una battaglia solo nostra, ma per tutti. Quel conducente è un pericolo pubblico al volante. Sulle strade, ogni giorno ci sono tante Giulia, Gianni e Franco. La nostra voce deve arrivare alle istituzioni, perché si intervenga sulla norma. Tre anni senza patente per tre vite spezzate sono un’assurdità", dice Daniele.
La battaglia della famiglia: modificare la norma
Modificare la norma: sta qui il target della nuova battaglia che d’ora in poi i familiari porteranno in ogni contesto che possa dare loro voce. Il no del magistrato alla loro richiesta arriva come una doccia fredda che gela la speranza di "ottenere giustizia. Non discutiamo il patteggiamento e la pena che ne è conseguita, perché lo prevede la legge, bensì la sospensione della patente, ovvero un provvedimento temporaneo: e fra sconti di pena c’è il rischio concreto che fra un anno sia di nuovo alla guida di un tir. Ci batteremo per questo, fino in fondo", incalza il babbo di Giulia.
Tre anni senza patente per tre vite spezzate sono un’assurdità
La rabbia delle famiglie: “Pensava ai video sui social invece che guardare la strada”
"Mi dispiace tantissimo per la decisione del magistrato. Per una madre che ha perso la figlia in un incidente provocato dalla condotta di un camionista che pensava ai video sui social invece di guardare la strada, è difficile comprenderne la logica al di là di quello che stabilisce la legge. Ed è ancor più incomprensibile constatare che ora non c’è più nulla da fare, almeno al momento, perché la richiesta di revoca definitiva della patente era l’ultimo atto che potevamo presentare per fare in modo che quell’uomo non tornasse più al volante".
Incidente in A1, tre morti: le immagini dello schianto
La delusione non le impedisce di guardare avanti, preparare la prossima mossa. E ripete: "Una cosa è certa: non finisce qui". A stretto giro, già domani, è fissata una riunione del pool di avvocati (Stella Scarnicci, Veronica Barzanti, Gian Luca Cocchi ed Enrico Buoncompagni) con i familiari delle vittime per mettere a punto la "fase due della battaglia". Caterina è un caterpillar: "Non mi fermo, sono una persona positiva e penso che alla fine riusciremo a concretizzare l’impegno che abbiamo assunto nel ricordo dei nostri cari, morti in quell’ambulanza mentre il camionista che li ha centrati, era impegnato a farsi un video col telefonino".
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