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Augurio per il 2026: morte allo storytelling, la realtà è molto più dura, sporca e complessa di come ce la siamo raccontata

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31.12.2025

Se c’è una lezione brutale che il 2025 ci ha sbattuto in faccia, è che la realtà è molto più dura, sporca e complessa di come ce la siamo raccontata. E dunque tutti faremmo bene a prendere l’impegno solenne e condiviso di condurre per l’anno nuovo, a ogni latitudine, una lotta senza quartiere al famigerato storytelling, malattia senile del marketing applicato alla politica e ai media. Un morbo che – ahinoi – promette di intossicarci anche nel 2026.

L’origine di questa grande sbronza collettiva, sta proprio nell’inizio dell’anno che ci lasciamo alle spalle, con l’insediamento di Donald Trump. L’America e il mondo avevano già passato il 2024 a drogarsi di semplificazioni, e il 2025 è iniziato con la madre di tutte le narrazioni: l’uomo forte che prometteva di “chiudere le guerre in 24 ore” e di sistemare il mondo con qualche telefonata. Siamo a dicembre, e i cannoni non tacciono. Perché la geopolitica è una cosa seria, fatta di interessi secolari, di nodi inestricabili e di sangue, non è un reality show che si chiude perché lo sceneggiatore decide che l’audience è stanca. Votare per una bella storia, quella del dealmaker che risolve tutto, non cancella la realtà dei problemi.

Ma se in America la narrazione è........

© Il Riformista