Play Dead ‘suona’ come un profondo inno alla vita
Giulia e Aurora con due attori
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Play Dead è un profondo inno alla vita. Cosa accade quando si inizia a sentire il peso dell’esistenza come insormontabile? ‘Playdead’ è la risposta che illumina la concreta molteplicità del reale, immergendo il pubblico in un complesso di stati d’animo impegnativi, di amori passionali, di morbosità presenti in un rapporto, d’introspezioni profonde. Un palco, un armadio, un tavolo, un divano, una tenda e sei corpi impazienti di mostrare la propria complicità. Sei artisti multidisciplinari: Brin Schoelkopf, Natasha Patterson, Jarrod Takle, Jérémi Lévesque, Ruben Ingwersene e Sabine VanRensburg. Un collettivo chiamato People Watching nato a Montréal nel 2020 durante l’isolamento per la quarantena, che ha trasformato la crisi in opportunità, fondendo acrobazia, teatro fisico e immagini che ingannano il movimento stesso.
Play Dead debutta in Canada nel 2023, raggiungendo oltre dieci Paesi e superando le 200 repliche. Le sensazioni iniziali di confusione migliorano la visione dello spettacolo, come a simboleggiare l’imprevedibilità della vita; per ogni movimento non conoscerne il successivo, aumenta l’impazienza di capire, marchio di fabbrica dell’uomo. Ma è solo quando la confusione si affievolisce che si inizia a cogliere i segnali che si vogliono trasmettere.
Lo spettacolo si apre con un grido che squarcia l’aria. I protagonisti calibrano ogni gesto, ogni respiro, ogni sfumatura degli occhi – che pur sedute in galleria si percepiscono sulla pelle – ogni vibrazione interpretata come l’anima che sbatte contro le pareti del corpo. C’è un continuo cadere, rialzarsi l’un l’altro e poi cadere ancora che testimonia il bisogno di stare insieme. Ciascuna scena è un frammento di vita e inizia con l’apertura di un esile armadio. Lo scegliere i vestiti e il denudarsi di una donna è come scegliere una corazza morale da indossare nella quotidianità e poi toglierla e sentirsi fragili, esposti. Play Dead in italiano significa "fingi di essere morto" ma, in verità, è un profondo inno alla vita.
Giulia Bonnicie e Aurora MariottiII T Istituto Gobetti De Gasperi Morciano di RomagnaCoordinamento Centro Diego Fabbri Ets di Forlì
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