"Vi racconto la mia libertà negli occhi"
La rassegna di incontri "L’Alfabeto della Memoria", curata da Marche Teatro, ospita uno dei personaggi più attesi, e più popolari. Stiamo parlando di Niccolò Fabi, che lunedì (ore 19.30) parlerà di ‘libertà’ al Teatro delle Muse, dialogando con Annalisa Canfora. "L’Alfabeto della Memoria" è uno spazio di confronto che indaga il cambiamento attraverso le parole: quelle che usiamo ogni giorno, quelle che mutano significato, quelle che ci accompagnano come ‘bussola collettiva’. A discuterne sono personalità del giornalismo, dello spettacolo, dell’imprenditoria e della cultura, per offrire prospettive nuove e sguardi plurali sul nostro tempo. I biglietti di ingresso (6 euro) sono acquistabili su vivaticket.it o alla biglietteria del Teatro delle Muse (07152525 e biglietteria@teatrodellemuse.org), oggi aperta dalle ore 11 alle 19 (lunedì chiusa).
Fabi, da che punto di vista affronterà un tema come la libertà, di cui tra l’altro si dice che se ne comprende davvero l’importanza solo quando la si perde?
"Il tema della libertà è davvero un contenitore enorme. Credo che con Annalisa Canfora partiremo dalla libertà espressiva per provare a raccontare le sfumature che questo valore così importante ha nelle nostre vite".
A questo proposito, come artista e come uomo in che modo vive questi tempi difficili, fatti di guerre e invasioni, e di popoli che di conseguenza perdono la loro libertà, o la vedono come minimo molto compromessa?
"Ovviamente come essere umano e cittadino sono preoccupato del momento storico che stiamo vivendo, non solo per la perdita delle libertà nei paesi non democratici, dove tutto ciò è più evidente, ma anche in quelli che appaiono democratici, e che in realtà imprigionano i propri cittadini nel ruolo di consumatori, apparentemente con libertà di scelta, ma invece soggiogati alle leggi del mercato". Il suo nuovo album si intitola ‘Libertà negli occhi’. Da che idea nasce questa espressione?
"Libertà negli occhi è un’espressione che fa riferimento allo sguardo trasparente dell’infanzia, quando ancora il nostro modo di guardare le cose non è influenzato da ideologie, aspettative, responsabilità e altri tipi di paletti, ma è uno sguardo completamente aderente al nostro sentire. In effetti la parola libertà mi ha accompagnato per tutto il mio ultimo anno. Il disco è esso stesso una testimonianza di una grande forma di libertà, quella creativa. Libertà è infatti anche un modo di guardare le cose che determina il senso e la dignità di quello che facciamo e dove indirizziamo le nostre scelte. Libertà negli occhi, per l’appunto. Parafrasando quello che i motociclisti pensano prima di entrare in curva, la vita va dove va il tuo sguardo".
