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La sala operatoria in diretta: braccia meccaniche e joystick e il tumore asportato ‘da remoto’

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07.04.2026

L’équipe medica di Urologia del professor Riccardo Schiavina (a sinistra). Il professore al lavoro (a destra)

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Bologna, 7 aprile 2026 – Una sala operatoria che assomiglia a una navicella spaziale dove i robot e i chirurghi si fondono, gli ingegneri sono seduti al fianco di chi opera e la realtà viene aumentata dal 3D per individuare esattamente il tumore da estirpare. Il tutto visualizzato su giganteschi monitor.

Il paziente c’è, ma di lui non si vede praticamente nulla

Il paziente c’è, ma di lui non si vede praticamente nulla: i teli, infatti, lo coprono completamente, perché non c’è più bisogno di scoprire grandi parti di corpo. I bisturi delle braccia robotiche, guidati dal chirurgo, entrano da piccoli fori fatti nel suo addome.

Rimozione di un tumore al rene 

a Assistere a un intervento di rimozione di un tumore a un rene effettuato dall’équipe dell’Unità operativa Complessa di Urologia, guidata dal professor Riccardo Schiavina, al Sant’Orsola, ha offerto il grande privilegio di capire dove stia arrivando la nostra chirurgia al fine di salvare vite. Dopo la necessaria vestizione con indumenti sterili, calzari, cuffia e mascherina, il professor Schiavina ci accompagna nella sala operatoria: tutto è pronto per iniziare l’intervento.

Gigantesco macchinario che sovrasta il paziente

Quello che colpisce immediatamente è il gigantesco macchinario che sovrasta il paziente (protetto da teli, quindi invisibile) e le sue grandi e numerose braccia meccaniche. Il personale è tutto pronto, giovani donne e uomini, infermieri, anestesisti, strumentisti, ognuno con il suo ruolo preciso e un unico obiettivo: tirare fuori quel tumore che affligge il paziente, un uomo sulla sessantina.

Il professor Schiavina si siede alla ‘consolle’

Aspettano il via del professor Schiavina, che si siede alla ’consolle’ attraverso la quale controlla il robot chirurgico e dà il via all’operazione. Come un direttore d’orchestra, guida l’intervento attraverso comandi vocali udibili a tutta la sala, soprattutto al dottor Pietro Piazza: lui è l’assistente al tavolo chirurgico che inserisce i bisturi richiesti da Schiavina attraverso alcuni piccoli fori fatti nell’addome del paziente per raggiungere il rene.

E sui grandi monitor si iniziano a vedere le mani robotiche che, con estrema attenzione e precisione, si fanno strada all’interno dell’organo verso la massa tumorale. C’è da scansare le grandi arterie che irrorano di sangue il rene e proseguire verso il punto focale. Il professor Schiavina tiene gli occhi fissi sul monitor e guida le braccia robotiche con forbici dalla punta di appena 5 millimetri. Dentro a quel video si può osservare l’organo in altissima definizione e, quando c’è da individuare il punto esatto del tumore, in ausilio arrivano le immagini della tac amplificate dal 3D, che offrono una visione perfetta dalla massa e di tutto ciò che sta intorno.

Le mani di Schiavina di muovono a grande velocità

Ma sono i movimenti delle mani di Schiavina a stupire di più: si muovono a grande velocità manovrando due elaborati ’joystick’, proprio come in un videogioco, mentre con i piedi, quasi fosse un pianoforte, ingrandisce o diminuisce l’immagine. Poco distante, l’ingegnere invia le immagini da sovrapporre, non appena il chirurgo ha individuato la massa tumorale completamente nascosta dentro il rene. È uno dei momenti più difficili della seduta operatoria. Schiavina chiede massima concentrazione, perché il tumore non si può rompere: deve essere sradicato nella sua interezza, altrimenti può spargersi. I bisturi e gli strumenti utilizzati sono diversi, inseriti di volta in volta da Piazza. C’è grande silenzio e gli occhi di tutti sono fissi sui monitor.

La massa viene isolata, la pinza la solleva e la mette dentro a uno speciale sacchetto

Poi la massa viene isolata, la pinza la solleva e la mette dentro a uno speciale sacchetto che viene richiuso perfettamente: tutto questo avviene dentro al paziente. Il piccolo involucro verrà estratto da uno di fori presenti nell’addome del paziente. È fatta: la tensione si allenta, il professor Schiavina si alza dalla sua ’consolle’ e ringrazia tutta la sua équipe, l’intervento era molto complesso ma è andato alla perfezione. Mentre usciamo dalla sala operatoria pensiamo che sembrava di essere in un film del futuro. E invece il futuro è già qui, portato nei nostri ospedali dai nostri medici.

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© il Resto del Carlino