Alpinisti morti sul Gran Sasso, la procura: “Nemmeno l’elicottero militare poteva salvare Luca e Cristian”
Luca Perazzini e Cristian Gualdi, gli amici alpinisti morti sul Gran Sasso nel 2024
Articolo: Alpinisti morti sul Gran Sasso: inchiesta verso archiviazione
Articolo: Tragedia sul Gran Sasso. Alpinisti morti assiderati. Chiesta l’archiviazione. I parenti: "Ci opporremo"
Articolo: Alpinisti morti sul Gran Sasso, chiesta l’archiviazione: “Nessuna responsabilità per la tragedia di Luca e Cristian”
Rimini, 8 marzo 2026 – Luca e Cristian “non potevano essere salvati”. Sono le conclusioni a cui è giunta la Procura di Teramo sull’incidente sul Gran Sasso costato la vita il 22 dicembre 2024 a Luca Perazzini (42 anni) e Cristian Gualdi (48), morti assiderati. I corpi dei due amici alpinisti di Santarcangelo erano stati recuperati solo cinque giorni dopo.
L’esposto delle famiglie di Luca e Cristian sui ritardi e gli errori nei soccorsi
Alcuni mesi dopo la tragedia le famiglie di Luca e Cristian, assistite dagli avvocati Luca Greco e Francesca Giovannetti, hanno presentato un esposto segnalando vari ritardi ed errori nella macchina dei soccorsi. “Se li avessero cercati subito dopo la prima richiesta di soccorso, usando anche l’elicottero dell’Aeronautica militare per le ricerche, Luca e Cristian potevano essere salvati”, la tesi delle famiglie Gualdi e Perazzini. Al momento, l’unico indagato è il responsabile del soccorso alpino abruzzese: l’accusa è omicidio colposo.
Le motivazioni della richiesta di archiviazione della procura
Ma a gennaio la Procura di Teramo ha presentato la richiesta di archiviazione del caso, non ravvisando responsabilità. E ora sono emerse le motivazioni. Per il sostituto procuratore Laura Colica, che ha condotto le indagini, i soccorsi furono corretti e non vi furono omissioni, perché le condizioni meteo erano proibitive già prima della prima telefonata di Gualdi, fatta alle 14.56 del 22 dicembre.
Le 16 telefonate di Cristian per dettare le coordinate del luogo in cui si trovavano
Dopo quella prima chiamata, Gualdi ne aveva fatte altre 16 nel corso delle ore successive, e dopo aver dettato le coordinate del luogo in cui si trovavano, intorno alle 16 le aveva inviate anche via Whatsapp. Stando all’indagine della Procura, gli alpinisti hanno perso l’orientamento quando erano a quota 2.440 metri, in condizioni di whiteout – la situazione meteo in cui neve, nebbia e luce diffusa si mescolano fino a cancellare i riferimenti – , imboccando la Valle dell’Inferno. Per gli inquirenti, che nei mesi scorsi hanno sentito anche i piloti del centro Sar dell’Aeronautica, l’uso dell’elicottero militare non sarebbe stato possibile in sicurezza. La situazione meteo era proibitiva già alle 13,30 e tra preparazione e volo di avvicinamento il mezzo avrebbe impiegato tra le 2 e le 3 ore per raggiungere la zona di soccorso.
I parenti non si rassegnano e annunciano opposizione all’archiviazione
I parenti di Luca e Cristian non si rassegnano. Hanno già annunciato opposizione contro l’archiviazione. Perché “chi avrebbe dovuto chiamare subito l’Aeronautica per i soccorsi non l’ha fatto – spiegano gli avvocati –. Chiederemo un supplemento di accertamenti. Luca e Cristian si aspettavano il soccorso aereo, ma quel giorno l’unico elicottero decollato per cercarli è stato quello dei vigili del fuoco, che in quelle condizioni non è riuscito a individuarli”. L’altro punto ancora da chiarire, per i famigliari, è se i soccorsi siano effettivamente partiti in ritardo a causa di un errore di lettura delle coordinate dettate al telefono da Gualdi. “Vogliamo capire se il ritardo della geolocalizzazione abbia influito sui soccorsi”.
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