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Flash mob per i medici indagati, in 300 con tanti cartelli: “La salute non è terreno di indagini né di scontro politico”

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16.02.2026

Ravenna, 16 febbraio 2026 – ‘Innocenti fino a prova contraria. Solidarietà ai colleghi delle malattie infettive’, ‘Siamo sanitari non gangster’; ‘La deontologia non è un crimine’, ‘Cpr = Lager’. Sono alcuni dei cartelloni alzati durante il flash-mob davanti all’Ospedale di Ravenna in solidarietà dei sei medici indagati per falso nell’ambito dell’inchiesta sulle inidoneità per l’invio di migranti irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Personale sanitario, attivisti, ma anche esponenti del Partito Democratico, di Alleanza Verdi Sinistra e della lista civica Progetto Ravenna, sindacalisti della Cgil, comuni cittadini: sono circa 300 le persone che si sono ritrovate in via Missiroli per manifestare.

Il medico ex consigliere Pd: “Mi sono sentito piccolo e solo”

A prendere la parola e leggere una lettera è stato Marco Montanari, medico oncologo ed ex consigliere comunale del Pd: “La notte in cui la Polizia è venuta nel mio luogo di lavoro, il mattino in cui la mia vita privata è stata stralciata e violentata, il giorno in cui ho scoperto di dovere rendere conto alla giustizia ho vacillato. Ho aperto il giornale senza la forza di leggere. Ho capito che qualcosa di individuale e privato come rispondere alla legge era diventato terreno di discussione politica, sociale e istituzionale. Mi sono sentito piccolo e solo, con un problema grande che veniva a cadere sulle mie spalle e solo sulle mie spalle”.

“I medici di malattie infettive curano gli ultimi”

“Poi - riprende Montanari -, è arrivata una piazza piena, la piazza che attraverso ogni giorno per andare al lavoro e che da oggi non sarà più la stessa. Una piazza di colleghi, di amici, di persone comuni che si sono incontrate per me senza argomentare nulla di diverso rispetto al fatto che mi conoscono e mi riconoscono come parte di quella squadra che cura le persone con le malattie infettive; che faccio parte di coloro che curano gli ultimi, perché le malattie infettive sono più frequenti dove c’è povertà, dove manca cultura che faccio parte di coloro che hanno visitato e curato malati nel momento in cui una nuova e terribile malattia era arrivata e c’era paura. Si sono ricordati di noi in quella piazza per chi siamo e per cosa facciamo”.

“Questa piazza ha riportato in me la pace”

“Quella piazza piena senza bandiere, senza interventi, senza urla ha riportato in me pace. Ha testimoniato come ogni persona è innocente prima di qualsivoglia condanna. Quella piazza è stato un porto in cui recuperare risorse, un respiro per affrontare con serenità i giorni che seguiranno. Sono tornato nel mio ospedale a testa alta: non c’è niente che debba temere – ha concluso Montanari – . Ho pensato che, come esistono esseri umani giusti, anche la giustizia lo sia nei mezzi, nel suo operare e nelle sue conclusioni. Oggi siamo qui perché ognuno dei nostri colleghi possa percepire queste parole come proprie. Ringrazio ognuno di voi come cittadini per essere qui a portare una testimonianza di solidarietà e vicinanza». Scroscio di applausi.


© il Resto del Carlino