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Certificati anti-rimpatrio: gli 8 medici si avvalgono della facoltà di non rispondere

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12.03.2026

Medici indagati per certificazioni antirimpatrio: per le difese è caduto il pericolo di reiterazione del reato. Per il pm invece sussiste in quanto il falso contestato è ideologico

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Ravenna, 12 marzo 2026 – Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere tutti e gli otto i medici del reparto Malattie Infettive dell'ospedale di Ravenna comparsi in mattinata davanti al Gip Federica Lipovscek per l'interrogatorio di garanzia in relazione alla richiesta di interdizione per un anno dalla professione formulata dalla Procura, nell'ambito dell'indagine della polizia sui certificati anti-rimpatrio.

Riserva sulla decisione delle misure cautelari

Il Gip si è riservato la decisione se dare corso o meno alle misure cautelari. Gli otto devono rispondere di falso ideologico continuato e di interruzione di pubblico servizio per avere – secondo l'accusa –, in maniera aprioristica e pianificata, falsificato certificati medici al fine di impedire il trasferimento di stranieri irregolari, perlopiù arrestato dopo avere commesso reati, ai cpr (centri di permanenza per i rimpatri).

Cosa hanno sostenuto le difese

Nell'udienza, durata un paio d'ore, in sintesi le difese hanno sostenuto che è venuto a mancare il pericolo di reiterazione del reato in quanto l'Ausl Romagna li ha esonerati da quel tipo di visite.

Il Pm Angela Scorza, titolare del fascicolo assieme al Procuratore Daniele Barberini, ha invece sostenuto in breve che l'esonero appare essere generico; e che il pericolo sussiste in quanto il falso contestato è ideologico: potrebbe cioè riverberarsi anche su altri tipi di certificati oltre a quelli per i cpr.

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© il Resto del Carlino