menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Le prime pietre d’inciampo: «Monfalcone ne avrà altre»

6 1
saturday

Era alla finestra, Carmen Marchese. Dieci anni e ancora tutta l’innocenza negli occhi per non capire subito che quell’immagine del papà, Natale, «su una camionetta dei tedeschi che sfreccia via», sarebbe stato lo spartiacque di un’esistenza. Il fotogramma indelebile, l’ultimo sguardo prima dell’abisso.

Lo aveva invece intuito subito sua mamma Rosina, che non s’era affacciata a quel davanzale, ma l’aveva appreso dalla figlia. «Oddio, non tornerà più», aveva detto sconvolta, Cassandra del suo destino di vedova. E così era stato, per Natale Marchese, il responsabile dell’Anagrafe di Ronchi accusato di falsificare i documenti per i partigiani e supportare la Resistenza.

Inghiottito, come altri tre monfalconesi – Camillo Donda, Alberto Spimpolo e Giovanni Marcatti, giovani vite recise nello sterminio nazista – dai lager, nel suo caso a Mauthausen, il primo marzo 1945, a ridosso della Liberazione.

Ma venerdì, riportando quel papà in qualche modo a casa, davanti alla porta di via 4 Novembre, dove Carmen Marchese, ora 92enne, ancora vive, è stato come chiudere un cerchio, restituire un po’ di pace all’animo. «Ce l’abbiamo fatta», si sono detti lei........

© Il Piccolo