Il commento/ Un anno con il Trump che non ti aspetti
Il 2025 è stato l'anno di Donald Trump, eletto per il secondo mandato a furor di popolo. Il 2026 sarà il suo banco di prova, con il voto di midterm a novembre e sondaggi che registrano un calo della popolarità. Trump ha mantenuto parte delle promesse elettorali, dalla stretta feroce sui migranti alla battaglia contro il cosiddetto deep state, dalla crociata contro l'integralismo woke al protezionismo. Alcune di queste sono state un boomerang (i dazi), mentre altre si sono scontrate con una realtà inesorabile (in Ucraina si combatte ancora). Al di là dei bilanci che risentono della forte polarizzazione intorno a un personaggio così controverso, le letture del trumpismo e della sua amministrazione si sono rivelate spesso imprecise, se non decisamente errate.
Innanzitutto, l'idea che Donald Trump sia mosso da un'ideologia autoritaria tende a confondere populismo con autoritarismo. L'inquilino della Casa Bianca è senza dubbio un populista, guida un movimento storicamente schierato contro la globalizzazione, si erge a paladino della classe operaia, denuncia le cosiddette élite, salvo promuovere la tecno-aristocrazia dei padroni della Silicon Valley. Questa politica si è tradotta in uno stress istituzionale negli Stati Uniti, con un largo uso di ordini esecutivi e dichiarazioni di emergenza, ma non in una vera e propria rottura. La presa di posizione del Congresso, e soprattutto le pressioni della base repubblicana, hanno indotto Trump a firmare un provvedimento per rendere pubblici gli "Epstein files", un materiale che potrebbe mettere in imbarazzo la presidenza oltre che i suoi avversari. E la Corte Suprema si esprimerà sulla legittimità dei dazi, imposti senza passare dal........
