Francesco Paolo Tronca: per una Milano più sicura occorrono senso della comunità e rispetto della legalità
Francesco Paolo Tronca, ex Prefetto di Milano, avvocato cassazionista e professore straordinario di Diritto pubblico, è attualmente Commissario straordinario del Pio Albergo Trivulzio. Con una carriera lunga e prestigiosa nelle istituzioni italiane, Tronca ha maturato esperienza nella gestione delle emergenze, nella sicurezza urbana e nella tutela dei diritti dei cittadini. Oggi guida una delle istituzioni storiche più importanti per Milano, affrontando sfide complesse legate alla trasparenza, alla qualità dei servizi e al benessere degli anziani. Il suo approccio unisce rigore amministrativo, innovazione gestionale e attenzione alla dignità delle persone. In questa intervista, Tronca condivide la sua visione sul futuro di Milano, sul Trivulzio e sul ruolo centrale della cura, dell’inclusione e della responsabilità sociale.
Prefetto, lei in passato ha gestito situazioni di emergenza complesse. Come valuta l’attuale percezione di sicurezza di Milano alla luce dei recenti fatti di cronaca?
Quando parliamo di sicurezza dobbiamo avere il coraggio di cambiare prospettiva, ma partendo da un punto fermo: la sicurezza dei cittadini non è negoziabile. Detto questo, la sicurezza non può nascere dal sospetto o dall’esclusione, bensì da un equilibrio preciso tra regole chiare applicate con fermezza e percorsi di legalità e inclusione. La vera sfida per avere una città sicura non è alzare muri, ma costruire ponti: ponti di legalità, certo, ma anche di socialità e di umanità. Sicurezza significa anche libertà concreta: la libertà di una madre e di un padre di sapere che la propria figlia può uscire di casa, prendere la metropolitana, attraversare la città senza vivere nella paura di essere aggredita o violentata. Significa poter trascorrere un Capodanno in piazza, un concerto o una serata tra amici senza il timore di molestie o abusi. Quando questa libertà viene meno, non siamo di fronte soltanto a un problema di sicurezza pubblica, ma a una ferita profonda al patto sociale che tiene insieme una comunità. La città più sicura non è quella piena solo di telecamere. La tecnologia è uno strumento utile, anzi necessario, ma la sicurezza non può essere affidata esclusivamente al “grande occhio”. La sicurezza è fatta di vari fattori.
Quali?
L’elemento più importante è la fiducia: la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Senza questa, anche il più sofisticato sistema di sicurezza rischia di produrre una percezione negativa. La fiducia si costruisce quando il cittadino si sente ascoltato, seguito, rispettato. Quando si percepiscono istituzioni presenti, competenti e coerenti, in quel momento nasce una collaborazione naturale tra cittadini e Stato, e l’azione istituzionale diventa più efficace. Per questo oggi la “percezione di sicurezza” è uno dei temi centrali delle nostre città: non è un fatto secondario, ma una componente essenziale della sicurezza stessa.
Quanto è decisiva una governance integrata per affrontare la complessità e le emergenze di una grande città come Milano?
La percezione di sicurezza è sempre un elemento dinamico, influenzato non solo dai fatti oggettivi ma anche dal modo in cui vengono raccontati e vissuti. Milano è una grande città, con tutte le complessità che questo comporta, ma anche con una straordinaria capacità di risposta. Ho lavorato per tutta la mia carriera a Milano occupandomi di sicurezza, prima come dirigente e poi come prefetto, negli anni cruciali della preparazione dell’Expo. Ho sempre visto una città capace di reagire anche a fenomeni nuovi, che spesso si manifestano qui per primi e che costringono Milano a individuare soluzioni poi immediatamente adottate altrove. Gli episodi recenti destano certamente attenzione e preoccupazione, ma non devono indurre a generalizzazioni: le forze dell’ordine e le istituzioni locali stanno lavorando in modo coordinato per garantire sicurezza e prossimità ai cittadini. È importante continuare a rafforzare la prevenzione e la presenza sul territorio, ma anche la fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni. Fermezza nel rispetto delle regole e ascolto dei territori non sono in contraddizione: sono le due condizioni necessarie per una sicurezza efficace, duratura e adulta. L’esperienza milanese rappresenta oggi un patrimonio fondamentale anche in vista dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. Milano arriva a questo appuntamento forte del modello organizzativo e dei sistemi di sicurezza sperimentati con successo durante Expo: coordinamento interforze, prevenzione avanzata, capacità di gestione di grandi flussi di persone e attenzione alle minacce complesse. Le Olimpiadi saranno una sfida importante, ma anche un’opportunità per confermare l’affidabilità del nostro sistema Paese sul piano della sicurezza. Le emergenze complesse, del resto, insegnano che la chiave è una governance integrata; cioè la capacità di mettere in rete istituzioni, forze di polizia, associazioni e cittadini in un sistema di sicurezza partecipata. Un altro aspetto fondamentale è il concetto di sicurezza come gestione dell’emergenza, in senso ampio: non solo security, ma anche safety e soccorso pubblico. Da Capo del Dipartimento nazionale dei Vigili del Fuoco ho gestito emergenze complesse come il terremoto dell’Aquila, la strage ferroviaria di Viareggio, il naufragio della Costa Concordia. In tutte queste situazioni la chiave di volta è sempre la stessa: la regia. Una regia........
