Sagre e feste paesane sfiorano quota 300 per affari da 25 milioni
14 Aprile 2026, 16:34
Dalla porchetta agli strangozzi, passando per la torta al testo, le sagre continuano a rappresentare l’ossigeno dei borghi umbri.
Non sono solo momenti di festa, ma anche una spinta concreta al turismo estivo e un motore economico rilevante. Secondo Francesco Fiorelli, presidente regionale di Unpli (Unione nazionale Pro loco d’Italia), lo scorso anno il giro d’affari complessivo ha raggiunto i 25 milioni di euro. Il 2026 potrebbe essere anche più interessante in termini economici perché sagre e feste paesane stanno tornando in termini numerici ai livelli del pre Covid.
In Umbria il fenomeno ha dimensioni significative: ogni anno si contano circa 300 tra sagre e feste popolari, con 250 Pro Loco attive su 92 comuni, un primato nazionale.
Un dato in crescita, tra alti e bassi, nel post Covid: secondo i dati forniti dalla Regione nel 2022 se ne sono contate 259, nel 2023 erano 311, nel 2024 a quota 289 e nel 2025 a 303. Il numero dell’anno in corso, con l’estate che deve ancora iniziare, è di 94.
Sebbene organizzino meno della metà degli eventi, le Pro Loco generano circa il 60% degli introiti complessivi, confermando il loro ruolo centrale non solo dal punto di vista culturale, ma anche economico e sociale.
Quest’anno, però, all’atmosfera di festa si affianca una nuova incognita normativa. Il cambiamento principale riguarda la soglia oltre la quale le attività vengono considerate commerciali: il limite è stato abbassato da 130mila a 85mila euro. Superarlo significa uscire dal regime agevolato ed entrare nella fiscalità ordinaria, con un carico burocratico e........
