Leggere è un atto di cura per sé e per il mondo
Il 23 aprile, nel mondo si celebra la Giornata Mondiale del Libro, istituita dall'UNESCO. Una data che ci interroga sul senso profondo di ciò che la letteratura lascia nell'esistenza umana, quella traccia che non si cancella, quel residuo di umanità che i libri custodiscono e trasmettono di generazione in generazione.
Mi chiedo ogni anno, in questa ricorrenza, se davvero sappiamo cosa significa leggere. Non nel senso tecnico-strumentale, decodificare segni, acquisire informazioni, ma nell'accezione più piena, quella che la tradizione fenomenologica ci ha insegnato a riconoscere come esperienza vissuta, come Erlebnis: qualcosa che accade dentro di noi e ci trasforma.
Nel mio lavoro di ricerca ho esplorato come lo spazio, il tempo e il corpo siano dimensioni costitutive dei processi formativi. Ebbene, il libro abita tutte e tre queste dimensioni insieme. Ha uno spazio fisico, la pagina, il volume tra le mani, ma soprattutto uno spazio interiore che si apre e si dilata. Ha un tempo sospeso, diverso dal tempo frenetico del quotidiano: il tempo in cui ci si ferma, si ascolta, si lascia che le parole lavorino in profondità. E coinvolge il corpo: chi legge lo sa, il respiro cambia, qualcosa si scioglie.
Heidegger parlava del........
