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La donna che ha rivoluzionato il volley: Monica De Gennaro, talento, tenacia e pallone d’oro

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08.01.2026

Come John Bonham, come Flea, come Keith Emerson. Nell'immaginario collettivo, quando si pensa a un concerto rock, o a una band travolgente, ci si immagina il frontman (chi ha detto Freddie Mercury?), il cantante, meno spesso il chitarrista (Hendrix, Clapton, Van Halen).

Il resto del gruppo resta sullo sfondo, non c'è un tastierista come primo volto sulla copertina dell'album, in quel video il batterista si vede appena, addirittura c'è chi non comprende davvero che diamine ci faccia un bassista sul palco.

Eppure John Bonham, il batterista dei Led Zeppelin, è universalmente riconosciuto come il migliore al mondo. Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, ha cambiato il modo di suonare il basso, con il suo mix tra funk e rock.

E Keith Emerson, spesso definito "il Re delle tastiere", è stato un pioniere indiscusso nell'uso degli strumenti elettronici e acustici, capace di mescolare magistralmente il rock, il jazz e la musica classica con gli Emerson, Lake & Palmer.

Monica De Gennaro è come questi tre colossi della musica. Una pioniera come Emerson, una rivoluzionaria come Flea, la migliore come Bonham.

Nel suo ruolo, il libero, ma la discussione è aperta.

Nella Top 5 del volley ci può entrare, eccome. E magari anche extra-pallavolo. Quante altre sportive italiane - di tutti i tempi - possono vantare un curriculum sportivo come il suo? In ordine sparso, vengono in mente Sara Simeoni, Valentina Vezzali, Federica Pellegrini, Deborah Compagnoni. Ed è lì con Josefa Idem, Tania Cagnotto, Manuela Di Centa, magari Francesca Schiavone, e vedremo dove arriverà Nadia Battocletti. Ma non può non esserci il nome di Monica De Gennaro in questa long list.

Ha 39 anni, la carta d'identità recita 8 gennaio 1987 e alla voce "segni particolari" c'è scritto "carriera leggendaria". Non ha fondato l’Imoco, ma poco ci manca.

Tutti i trofei vinti dal club coneglianese (una trentina, ormai, e mica roba parrocchiale) sono i suoi trofei. In maglia azzurra basterebbe ricordare l’oro olimpico di Parigi, il primo della storia. Ma ci torneremo.

Il suo cambio di passo è quello di una lavoratrice indefessa, una vera e propria mentalità nordestina degli anni Settanta, fatica 7 giorni su 7 e h24, senza mai staccare.

Eppure Monica De Gennaro è arrivata dalle nostre parti che non era più una bambina. È nata a Piano di Sorrento (la clinica privata era lì…), praticamente sulla celebre costiera, ma è cresciuta appena fuori, tra le ottomila anime di Sant'Agnello.

«Ho cominciato a giocare quasi per caso, a 9 anni, con la mia gemella Maria al mio paese, seguendo le orme della sorella più grande. Diciamo che mi ha convinto l’idea dello sport da fare con altri, per dividere gioie e dolori», ricorda spesso, e lo ha fatto anche nel recente podcast registrato con il suo club.

Per approfondire

Il podcast dell’Imoco volley con Monica De Gennaro

A 14 anni arriva la prima svolta, la partenza verso Vicenza, lì a un passo c’era la Serie A: «Non conoscevo molto il volley di alto livello, vicino a casa mia non c’erano squadre di alto livello e non sapevo bene cosa aspettarmi. Obiettivi? Non sapevo cosa aspettarmi. E, certo, mi mancava l’odore del mare. Mi chiamano Moki da quando sono arrivata a Vicenza. Manco mi piace, però purtroppo tutti ormai mi chiamano così e non ci faccio neanche più caso. Ma quell’anno tutti avevano un soprannome, e una ragazza più grande mi ha detto «Ah vabbè, se non ce l'hai ti diamo Moki».

Ero talmente piccola che non sono neanche riuscita a dirgli «Guarda che non è che mi fa........

© Corriere delle Alpi