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Più sicuri a colpi di slogan?

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20.01.2026

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A ogni stormir di cronaca, la questione della sicurezza riesplode nella politica italiana con le sue consuete modalità: confusione, strumentalizzazione, rimozione. Un dossier che dovrebbe risultare bipartisan per natura (la sicurezza non può essere di destra o di sinistra, essendo semplicemente una precondizione della vita democratica con la tutela dei più deboli) si trasforma come sempre in una sequela di slogan da brandire contro gli avversari, soprattutto in un anno come questo, che ci proietta dritti verso le elezioni politiche del 2027.
Dunque, la perniciosa tendenza a mischiare casi e cose diventa irresistibile. I maranza di Milano e il ragazzo della Spezia, le lame e le piazze in tumulto, le stazioni ferroviarie pericolose e la legittima difesa. Un’insalata di questioni che la maggioranza di destra, preoccupata per le ricadute sulla propria constituency dopo tre anni di governo dai risultati non proprio esaltanti in materia, tende a riversare in provvedimenti omnibus, talvolta confusi: magari con alcune norme dal forte fumus incostituzionale come lo scudo penale agli agenti che sparano. E che la sinistra d’opposizione s’ostina a rigettare in toto senza produrre mai un progetto organico e alternativo, limitandosi a sbraitare sull’eterno ritorno del fascismo nascosto in ogni comma e ogni codicillo.

In tanto caos sarebbe opportuno trovare un filo conduttore. E quel filo è, pur........

© Corriere della Sera