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Difficile fidarsi

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30.01.2026

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Fidarsi? Bella parola. È un atto di fede straordinario quello che nei colloqui trilaterali di Abu Dhabi viene chiesto agli ucraini. La trattativa è stata finora contraddetta da una contestuale strategia terrorista russa, con attacchi più violenti che mai contro la popolazione di Kiev e delle altre maggiori città (ieri sera Trump ha sostenuto di averne ottenuto da un Putin «molto gentile» la sospensione per una settimana causa «freddo record»: vedremo). Anche lo scambio, che sarebbe imposto dagli americani a Zelensky tra cessione di territori e garanzie di sicurezza, sa di condizione capestro. Ma è soprattutto la sensazione costante di un accordo, sottotraccia eppure sempre vivo, tra il presunto arbitro e una delle due parti a rendere traballanti le gambe del tavolo che presto dovrebbe riaprirsi. Due mesi fa, il Wall Street Journal svelò la trama dei «mediatori» trumpiani — il genero del presidente, Jared Kushner, e l’immobiliarista prediletto, Steve Witkoff — riuniti a Miami con il plenipotenziario d’affari russo Kirill Dmitriev.
Da lì sortirono i famigerati 28 punti d’un memorandum poi in parte abortito perché pareva scritto direttamente dal tiranno di Mosca e mal tradotto in inglese. Un mosaico d’interessi personali e societari composto attraverso i sauditi completa il copione: Jared, il cui principale........

© Corriere della Sera