menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Napoli, Buttafuoco: «Smagliante capitale, per noi siciliani è come Parigi per D'Artagnan»

11 0
14.04.2026

Il presidente della Biennale presenta al Mercadante il numero della rivista "Lo spettacolo più commovente del 2025 è il Pinocchio di Davide Iodice"

Pietrangelo Buttafuoco (foto Mirco Toniolo - Errebi Multimedia)

Dalla parola liquida del digitale a quella solida, solidissima del cartaceo. Con l’autorevolezza di una tradizione iniziata nel 1951, è stato presentato a Napoli, al teatro Mercadante, il numero 1/2026 della Rivista della Biennale di Venezia dal titolo «Alfabeti / Alphabets», dedicato alla parola, appunto. Il volume è stato raccontato in una conversazione tra Roberto Andò, direttore artistico del Teatro di Napoli, Debora Rossi, direttrice editoriale della Rivista e responsabile dell’Archivio Storico della Biennale e Pietrangelo Buttafuoco che della stessa Biennale è il presidente. 

La rivista è rinata nel 2024 dopo cinquantatré anni di silenzio editoriale ed esce a cadenza trimestrale, rispettando il progetto originario. E ancora oggi è pensata e realizzata esclusivamente in formato cartaceo. Una controtendenza che si offre come un ancoraggio nella «tempesta» digitale? «La scelta è legata alla scintillante qualità di un oggetto che offre alle parole un ben preciso radicamento nella realtà. La parola scritta restituisce un’autorevolezza necessaria, direi di “cattedra”, rispetto all’uso perfino blasfemo che se ne fa altrove, quando viene svuotata del suo significato e vilipesa da un uso improprio». 

Lo spessore ontologico del cartaceo è, dunque, una sorta di antidoto anche alla liquidità della parola oggi strumento principe dell’intelligenza artificiale? «Nel suo divenire, di fatto, è una protesi che si adatta agli aggiornamenti tecnologi, ma rimane il fondamento del lavoro intellettuale e dell’esercizio dello spirito critico per analizzare il reale». Un esempio concreto. «La parola scritta su carta si denuda rispetto agli orpelli di un’epoca come la nostra che la deformano e la azzerano nel suo peso. Se il capo di un amministrazione importante come gli Stati Uniti definisce con il termine ”scaramucce” la strage causata da un paio d’ore di bombardamenti di Israele in Libano, attacco che ha creato morte, gronda di sangue e parla di vita e carne viva, vuol dire che la parola ha rotto il patto con la realtà. Dopo poco dobbiamo riscontrare che lo stesso personaggio si definisce novello messia: è lo sconfinamento della parola nel degrado anche etico di un artificio». Il ritorno della rivista, si legge nelle note, è un gesto culturale e progettuale che riallaccia il presente a una storia autorevole, rilanciandone la funzione critica nel contemporaneo. Nel numero storico del 1951, teatro e musica occupavano una posizione centrale indicando la parola scritta, recitata e cantata un elemento fondativo delle arti performative. Firmavano tra gli altri Igor Stravinskij e W. H. Auden e la parola «emergeva come strumento insieme artistico e politico, capace di riflettere le tensioni culturali del dopoguerra». E oggi? Come sono stati scelti i temi e le firme che vanno dal politologo e arabista Gilles Kepel a Tommaso Santambrogio, Arturo Pérez-Reverte ed Emma Dante? «I contributi - continua Buttafuoco - rispecchiano il lavoro che facciamo in fondazione nelle varie discipline, dall’arte all’architettura; abbiamo attivato i sensori sul contemporaneo per offrire riflessioni all’interno del tema scelto». 

Presentarla a Napoli non è un atto neutro. «Napoli è la grande capitale culturale, centro di una storia smagliante, ininterrotta e mai finita da secoli. Poi, figuriamoci, per me e Andò che siamo siciliani è come Parigi per D’Artagnan: quando arriviamo qui è la felicità. E napoletano, poi, è lo spettacolo più commovente e sublime che abbiamo ospitato alla 53ª edizione del Festival Internazionale di Teatro della Biennale: Pinocchio di Davide Iodice. È singolare che un regista bravo come lui non abbia ancora un teatro: speriamo che presto Napoli gli offra questa possibilità». Apre il numero della rivista una citazione tratta da Parmenide di Martin Heidegger per il quale la parola, nella sua dimensione scritta e manuale, si configura come fondamento dell’umano, luogo in cui pensiero e gesto coincidono. La scrittura, infatti, non è solo mezzo di espressione, ma pratica originaria di costruzione di senso. «Unicamente dalla parola - scrive Heidegger - e con la parola è nata la mano. Non è l’uomo che ‘ha’ le mani, è invece la mano che custodisce in sé l’essenza dell’uomo, poiché la parola, in quanto ambito essenziale della mano, è il fondamento essenziale dell’uomo. La parola, in quanto tracciata e quindi mostrandosi allo sguardo, è la parola scritta, la scrittura. Ma la parola in quanto scrittura è Handschrift, scrittura manuale, grafia». 

Vai a tutte le notizie di Napoli

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Partecipa alla discussione


© Corriere del Mezzogiorno