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Telefonini e droga via cielo,

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03.04.2026

Dopo l'ultimo ritrovamento di un velivolo fuori rotta i carabinieri ricostruiscono le rotte che partono dalla città verso Poggioreale e Secondigliano: strumenti potenziati per poter trasportare maggior peso

Un drone, un filo di nylon quasi invisibile, una busta appesa. Dentro, tre smartphone, duecento grammi di hashish e circa quattro grammi di crack. È l’ultima spedizione andata fuori rotta e finita sul selciato, prima ancora che tra le mani dei destinatari: i detenuti del carcere di Poggioreale. A recuperarla, questa volta, sono stati i carabinieri. L’episodio si inserisce in una sequenza ormai tutt’altro che sporadica. Nell’area che circonda l’istituto penitenziario, a ridosso del Centro Direzionale, i rinvenimenti di droni e carichi illeciti si susseguono con frequenza crescente. Non più casi isolati, ma segnali di un fenomeno strutturato che evolve insieme alle tecnologie impiegate. 

La rotta dei droni verso Poggioreale con il loro carico (vietato)

Il dato più significativo non è soltanto ciò che viene intercettato o precipita prima di arrivare a destinazione. È ciò che questi episodi raccontano sul piano organizzativo. Un drone recuperato con droga o telefoni, o caduto durante il tragitto, è la prova tangibile di una filiera articolata: qualcuno pianifica il volo, prepara il carico, individua i punti di decollo e studia le vulnerabilità del contesto carcerario. 

Le indagini condotte dai carabinieri e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli hanno già documentato l’esistenza di un sistema consolidato per introdurre cellulari e stupefacenti negli istituti di pena attraverso i droni. Non si tratta di dispositivi improvvisati: i velivoli vengono modificati per aumentarne prestazioni e capacità di carico, rendendo più complesso il controllo dei sorvoli illeciti.Già nel 2024 una delle principali inchieste aveva messo a fuoco i dettagli operativi: voli notturni, decolli da terrazzi o da aree limitrofe continuamente variate, droni potenziati in grado di raggiungere quote più elevate rispetto agli standard. I carichi vengono agganciati con fili trasparenti o inseriti in contenitori scuri, accorgimenti pensati per ridurre la visibilità e ostacolare la tracciabilità.

In questo contesto emergono anche figure specializzate: i piloti, o “dronisti”, dotati di competenze tecniche precise. A loro spetta il compito di governare il volo e garantire la consegna. Un ruolo che, secondo quanto ricostruito nelle inchieste, è tutt’altro che marginale anche sotto il profilo economico. In alcuni casi i compensi oscillano tra i 700 e gli 800 euro per singola operazione; in altri si arriva a 3 mila euro a viaggio. Fino ai racconti, intercettati dagli investigatori, di guadagni che toccherebbero i 10 mila euro al giorno. 

«A Secondigliano le consegne con i droni si facevano con maggiore frequenza, anche due volte a settimana, perché c’era maggiore richiesta», racconta un collaboratore di giustizia. In un verbale successivo descrive nel dettaglio le modalità operative: «Nel carcere di Terni i droni vengono pilotati fino alla finestra della sala ricreativa, aperta H24, e le buste vengono recuperate dai detenuti coinvolti nel traffico. Anche a Secondigliano il sistema è analogo. Quando la consegna deve avvenire alle celle pari, chi manovra il drone si posiziona sui lastrici delle palazzine di fronte all’ingresso principale. Di solito la sera. Il segnale per indicare la finestra viene dato con un accendino o con una mazza a cui è appeso un panno che viene fatto sventolare».

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3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 07:18)

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