La sorella della ricercatrice morta a 29 anni: «Ha portato al Ceinge i vetrini con le sue cellule tumorali e le ha studiate, aveva coraggio»
Nelle parole di Giorgia Cicale il ricordo della sorella, il forte legame con la famiglia e i nipotini, il suo ottimismo, la determinazione e la fiducia nel progresso e nella scienza: «Ha vinto un riconoscimento economico per la tesi sulla sua malattia e l'ha devoluto alla ricerca. So che è morta felice»
«Sveva era una di quelle persone che sanno dare amore, in continuazione, lo irradiava. Ci amava tutti alla follia». Quando Giorgia Cicala parla di sua sorella Francesca Sveva, la parola “amore” torna spesso. Sveva aveva 29 anni quando si è spenta il 9 aprile per un tumore al cervello: un glioblastoma che lei stessa, dopo aver scoperto la malattia, aveva scelto come oggetto della sua tesi di laurea in Scienze biotecnologiche all’Università Federico II di Napoli. Giorgia, 43 anni, è l’avvocata di famiglia; lei e Giuseppe, 40 anni, erano i fratelli maggiori di Sveva.
«Lei era la piccolina di casa e all’inizio soffriva un po’ questa differenza d’età con me e Giuseppe. Noi eravamo quasi coetanei, ma siamo sempre stati una famiglia molto unita e capivamo che il suo desiderio più grande era entrare a far parte del nostro “trio” di fratelli. Quando è cresciuta, abbiamo iniziato a condividere le amicizie. A 16-17 anni abbiamo cominciato a portarla con noi e, col tempo, abbiamo costruito un legame fortissimo tra fratelli. Per fortuna, perché oggi è proprio questo che ci dà un po’ di coraggio per affrontare la sua assenza».
Una prima crisi epilettica, nel 2022, ha rivelato l’esistenza di una massa tumorale, subito rimossa con un intervento a Pozzilli: «Dopo l’operazione, Sveva si era ripresa e........
