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Nordio a Napoli: «La vittoria del "no" sarebbe occasione persa. La mano a Policastro? Oggi gliela stringerei»

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05.03.2026

Il ministro della Giustizia a un incontro sul referendum a Castel Capuano interviene sulle ragioni del "Sì" e sulla polemica nata con il Pg presso la Corte d'Appello di Napoli: «Il buono perdona, il saggio dimentica»

«Noi abbiamo cercato di abbassare i toni, li abbasseremo e li riporteremo nell'ambito dei contenuti, secondo le sagge indicazioni del Presidente Mattarella. La vittoria del "no" sarebbe un'occasione persa». Lo dice il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite presso la biblioteca "de Marsico" di Castel Capuano a Napoli ad un incontro organizzato dal "Comitato per le riforme, Sì cambia" dal titolo «La lunga storia del dibattito sulla Giustizia e sullo stato del diritto», a margine dell'evento. Con il ministro sono presenti il presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco, il presidente dell'Ordine degli avvocati di Napoli Carmine Foreste, il viceministro degli Affari esteri Edmondo Cirielli. Modera il direttore de "Il Mattino" Vincenzo Di Vincenzo.

«L'obbligatorietà dell'azione penale non si tocca - assicura il Guardasigilli - quell'articolo della Costituzione resta inalterato e quindi è una vuota polemica sul nulla. Certo sarebbe anche improprio se un ex magistrato che per quarant'anni ha gestito questa professione nobilissima con onore e decenza, come spero di aver fatto, dovesse impuntarsi per umiliare la magistratura, come alcuni vogliono intendere».

Nelle scorse settimane è stata aspra la polemica con il  procuratore generale presso la Corte d'Appello di Napoli Aldo Policastro, al quale Nordio disse «non gli stringerei la mano». «Adesso gliela stringerei - risponde il ministro della Giustizia - credo di avere dimenticato l'evento. Il buono perdona, il saggio dimentica. Purtroppo si sta politicizzando il referendum. Questo è un rischio che mi dispiace perché è una riforma epocale, voluta anche da molti della sinistra, a cominciare proprio dal professor Vassalli, ma poi sostenuta, come sapete, da personaggi importanti come il professor Barbera, il professor Ceccanti, l'onorevole Salvi, il senatore Pellegrino, persone della sinistra che volevano questa riforma ma che purtroppo oggi viene politicizzata, con una sorta di referendum pro o contro il Governo, peraltro nella vana speranza di dare una spallata al Governo nel caso in cui peraltro denegato dovesse vincere il no. Il Governo è solido, il Parlamento ha un'ampia maggioranza. Quindi non avrebbe nessuna conseguenza, però sarebbe un'occasione perduta. Perché, ripeto, questa riforma ci allineerebbe alle grandi democrazie liberali, europee e anglosassoni dove le carriere sono separabili». Sullo spettro dell'astensionismo, secondo Nordio «purtroppo lo si vede progressivamente in questi ultimi anni, in tutte le elezioni. Io spero che gli italiani, al di là delle polemiche politiche e senza politicizzare il referendum, si rendono conto che questa è una riforma sulla giustizia. Diciamo si informino sui contenuti. Poi siamo in democrazia, ognuno può votare come crede ed è perfettamente legittima qualsiasi posizione. Purché, ripeto, non sia fondata sul processo alle intenzioni, come quella che si sente dire sì. La riforma non prevede la sottoposizione della magistratura al potere Esecutivo. Però non si sa mai che un domani questo avvenga e noi non possiamo dare una prova negativa di un evento futuro ed incerto».

«Nella magistratura, quando se ne va un incarico apicale, passa un anno, se non due, per l'arrivo di un sostituto. Accade perché il Csm è strutturato in modo da dover fare nomine a pacchetti per accontentare i vari componenti delle correnti. Ciò non toglie che tutti i magistrati che sono ai vertici degli uffici giudiziari italiani sono degnissimi di stare dove stanno, anche a Napoli. Ma accanto a loro, ci sono altrettanti magistrati che non possono ambire allo stesso ruolo se non hanno un aggancio correntistico», ha detto Nordio nel suo intervento.

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5 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 12:01)

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