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Cagnazzo: «Vassallo era mio

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29.03.2026

Il colonnello dei carabinieri prosciolto da ogni accusa: «Vedere piangere per questa vicenda i miei genitori, che hanno 86 e 91 anni, è stato un grande dolore»

Fabio Cagnazzo e Angelo Vassallo

«Sono stanco. Siamo stanchi io e la mia famiglia. Ma questo non è il momento per gioire e per brindare, ora è solo il momento della serenità. Sperando che la verità esca fuori finalmente. Lo vogliamo tutti noi che abbiamo stimato Angelo Vassallo». Fabio Cagnazzo, 55 anni, è colonnello dell’Arma dei carabinieri. Due giorni fa, il gup del tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, lo ha prosciolto dalle accuse di omicidio e depistaggio, in merito al caso del «sindaco pescatore» di Pollica, ucciso con nove colpi di pistola mentre era nella sua auto ad Acciaroli, nel Cilento in provincia di Salerno, la sera del 5 settembre 2010. Altre quattro persone sono state rinviate a giudizio: l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso sarà giudicato con rito abbreviato il 24 aprile, mentre il 9 luglio inizierà il processo per l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e Giovanni Cafiero, che dovrà rispondere solo dell’accusa di traffico di droga. Angelo Vassallo – secondo la Dda di Salerno – fu ucciso proprio perché stava per denunciare un traffico di stupefacenti in zona.

Venerdì per lei si è celebrata l’udienza che ha portato al suo proscioglimento. Come ha trascorso quella giornata?«Di mattina sono andato in aula per rispetto del giudice; mi sono presentato, ho saluto i miei avvocati e sono andato via dopo 5 minuti. Di pomeriggio sono iniziate le telefonate».

Cosa è stato per lei questo caso giudiziario?«Una vicenda che mi ha danneggiato sotto il profilo professionale e privato. Anche se in tanti mi sapevano innocente, molta gente si è fermata ai titoli di stampa. E nel frattempo, non ho più ricoperto nessun incarico di prestigio, per anni sono stato ingiustamente bloccato nella carriera, proprio io che per l’Arma ho dato tutto, anche nell’immediatezza dei fatti, quando c’è stato l’omicidio. Angelo era mio amico, avrei voluto per primo verità e giustizia, già nel 2010. Nonostante tutto, la mia più grande amarezza è un’altra».

Quale?«È stato frainteso il mio impegno. Non mi interessa tutto il resto, la carriera, i problemi personali e medici, ma non sopporto che la mia buona fede per arrivare alla verità sia stata fraintesa e girata a modo loro. Nella mia vita l’unico obiettivo è sempre stato solo servire la brava gente».

C’è altro che l’ha ferita?«Una cosa mi ha fatto male: vedere i pianti di gioia dei miei genitori. Per tanto tempo hanno portato dentro il peso e il dolore di questa vicenda. Mamma ha 86 anni, papà ne ha 91. Sono venuti a casa mia a piangere. Io ho subìto e sopportato tutto in silenzio, ma quelle lacrime mi hanno fatto male».

Adesso, almeno per lei, il caso dell’omicidio Vassallo è chiuso.«Per me questo caso sarà chiuso solo quando sarà trovato il vero colpevole. Sono d’accordo con chi dice che la verità è nelle carte processuali, ma non è quella raccontata finora ed è in quelle 80 mila pagine».

Ha mai smesso di credere nella giustizia?«No. Ho sempre creduto nella giustizia. Ho sempre creduto in qualche illuminato che leggesse davvero le carte. Indubbiamente, posso dire che questa esperienza — sia da detenuto che processuale — mi ha fatto capire veramente che c’è una disparità infinita tra difesa e accusa. Lì l’ho capita, in carcere, dove ho conosciuto tanti detenuti, alcuni innocenti che patteggiavano perché non avevano la forza di sostenere le spese legali. Io per fortuna ho avuto il sostegno prima morale della mia famiglia, dei miei genitori e di mia sorella Donatella, dei miei amici, dei miei colleghi. Da solo non ce l’avrei fatta. Ma devo ringraziare anche gli avvocati Ilaria Criscuolo, Agostino De Caro e Antonio Mosca per avermi supportato e sopportato».

Il Tar del Lazio ha sospeso il provvedimento di sospensione.«Ma non sono ancora rientrato in servizio. Attendo il provvedimento del ministero della Difesa e, da buon militare, obbedisco. Oggi ho 55 anni, ma mi sento carabiniere da quando ne avevo 15 e voglio tornare al mio lavoro. Potevo andare già in pensione, ma non l’ho fatto per dignità, per principio e per fedeltà alla mia amministrazione. Non sono mai stato un infedele. Mai».

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