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Le tre strade possibili per fermare la strage in Iran

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16.01.2026
Le stime delle vittime nella repressione delle proteste in Iran variano considerevolmente. Ma anche alcune tra le più prudenti sono agghiaccianti: si parla di oltre tremila morti, un bilancio già più alto degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, per dare solo un elemento di paragone. Fonti non verificate indicano dodicimila uccisi sotto il fuoco delle Guardie della Rivoluzione e di altre milizie filogovernative. Forse non sapremo mai il numero esatto, perché i regimi fanno dell’occultamento della verità e della manipolazione le loro armi più pervasive. Ancora oggi, dopo oltre 35 anni, non esiste una versione ufficiale o definitiva della strage di Piazza Tienanmen. I carri armati o i fucili, però, massacrano davvero i manifestanti, malgrado il tentativo di oscurare le immagini. Persino nella società della comunicazione immediata e senza barriere, la leadership di Teheran è riuscita a costruire un muro efficace per filtrare drasticamente le notizie in entrata e in uscita. Quello che tuttavia trapela dal grande Paese asiatico turba le nostre coscienze e agita la politica internazionale. C’è una domanda che non si può eludere: come possiamo dare concreto sostegno a chi chiede condizioni di vita migliori, libertà e diritti rischiando nelle strade di essere ucciso o arrestato per poi finire al patibolo? Le risposte finora prospettate sono molto diverse e riflettono quella frammentazione globale che si sta manifestando con sempre maggiore evidenza.Mobilitarci a nostra volta con eventi pubblici di solidarietà rappresenta una modalità consueta – e positiva –, che in questo caso non incrinerà nel breve periodo la linea dura decisa dalla Guida Suprema Ali........

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