Caos elettorale in Perù, si va al ballottaggio
In attesa dei voti definitivi, Keiko Fujimori, del partito Fuerza Popular e Rafael Lopez Aliaga, del partito di estrema destra Renovacion Popular saranno i due politici ammessi al ballottaggio elettorale in programma il prossimo 7 giugno. Le proiezioni post voto, infatti, hanno attribuito a Fujimori il 16,8% dei voti e a Lopez Aliaga il 12,9% davanti a tutti gli altri candidati. La giornata elettorale di domenica, tra l’altro, è stata caratterizzata da alcuni problemi nella distribuzione del materiale elettorale in diversi distretti di Lima, che hanno causato ritardi nell’inizio delle votazioni e addirittura impedito il voto in 211 seggi della capitale, privando circa 52.000 persone del diritto di voto. Anche se lo spoglio continua e le operazioni di voto sono state prorogate, verrebbero confermati i due candidati più votati già per il ballottaggio. Quando le schede scrutinate erano poco più del 50 per cento, Fujimori è balzata in testa con circa il 17 per cento dei voti, davanti all’ex sindaco di Lima Rafael López Aliaga (destra) con il 15 per cento e al candidato di centrosinistra Jorge Nieto con il 13 per cento. In assenza di un chiaro favorito e con nessuno dei candidati in grado di avvicinarsi al 50 per cento necessario per vincere al primo turno, sarà decisivo il ballottaggio del 7 giugno, prolungando l’instabilità politica del Perù, terzo produttore mondiale di rame, in un contesto di aumento della criminalità e della competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina. Le operazioni di voto per le presidenziali e le legislative sono state prorogate fino alle 18 del 13 aprile per più di 50mila persone che non avevano potuto votare il 12 aprile in alcune zone della capitale Lima a causa di problemi logistici legati alla mancata distribuzione di materiale elettorale. Roberto Burneo, capo dell’autorità elettorale peruviana Jne, ha annunciato un’azione legale contro l’azienda responsabile dei ritardi. Molti elettori hanno confermato di non aver potuto votare dopo aver trascorso ore in fila. Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, condannato per violazioni dei diritti umani, ha espresso la sua solidarietà a tutti coloro a cui è stato impedito di esercitare il diritto di voto. López Aliaga ha invece incitato, in un video pubblicato su X, i suoi sostenitori ad andare a votare sfruttando la proroga. Molti anni d’instabilità politica nel paese andino hanno minato la fiducia nelle istituzioni e lasciato molti elettori profondamente disillusi. Dal 2018 in Perù si sono susseguiti ben otto presidenti a causa di procedure d’impeachment, scandali di corruzione e fragili coalizioni di governo. La sinistra esce sconfitta dalle elezioni presidenziali in Perù, dove due leader di destra si sfideranno al ballottaggio il 7 giugno. Le proiezioni attribuiscono a Fujimori il 16,8% dei voti e a Lopez Aliaga il 12,9%, poco più di un punto percentuale in più rispetto al centrista Jorge Nieto, fermo all’11,6%. Secondo il rapporto, dopo i primi tre candidati, il candidato di destra Ricardo Belmont ha ottenuto il 10,1%; il candidato di sinistra Roberto Sanchez il 9,4%; il candidato di destra Carlos Alvarez l’8,1%; e il candidato di sinistra Alfonso Lopez Chau il 7,7%. Secondo gli esperti, sebbene i sondaggi delle ultime ore abbiano mostrato dati molto ravvicinati, ora è possibile parlare di un quadro molto più chiaro. Le proiezioni confermano i risultati degli exit poll, che indicavano Fujimori, figlia ed erede politica dell’ex presidente Alberto Fujimori (1990-2000), come la candidata con le maggiori probabilità di contendersi nuovamente la presidenza del Perù. In attesa dei risultati ufficiali dell’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE), questa sarà la quarta volta consecutiva che raggiungerà il secondo turno, dopo essere stata eliminata in questa fase nelle tre precedenti occasioni da Ollanta Humala (2011), Pedro Pablo Kuczynski (2016) e Pedro Castillo (2021). Lopez Aliaga, dal canto suo, si presenterà a questo turno come leader del partito di estrema destra Rinnovamento Popolare, con il quale ha ricoperto la carica di sindaco di Lima fino allo scorso ottobre, posizione che ha lasciato per candidarsi alla presidenza. Adesso, sarà interessante vedere chi sosterranno gli elettori degli esclusi dal ballottaggio. Non è detto che la più candidata più votata riesca a vincere il ballottaggio. Tuttavia la situazione politica in Perù, anche dopo le elezioni, rischia di non riuscire a soddisfare le esigenze dei suoi abitanti e di offrire possibilità di sviluppo per il Paese.
