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La casa nel bosco come visione dell’Anticristo

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30.03.2026

Il caso della famiglia del bosco, del quale si è detto tutto e il contrario di tutto, senza effettivamente approfondire lo stato delle cose, con la conseguenza di una demonizzazione degli operatori sociali, dei magistrati e delle figure parentali, potrebbe far scaturire diverse riflessioni, forse originali ma tali da far riflettere su alcuni nuclei di cambiamento (a volte inconsapevoli) all’interno di una società che ha conquistato il suo apice svaloriale con l’adulazione di uno Dio denaro reso più pericoloso dalla tecnologia. Di questo si tratta (d’altra parte lo stesso Alberto Moravia anticipò nelle sue opere i mali del presente, l’indifferenza, il disvalore dei soldi e il rischio atomico), oggi chi difende i sani valori viene letteralmente demonizzato, o smentito (di quale cambiamento climatico stiamo parlando? La stragrande maggioranza degli oligarchi, che si stanno sostituendo alla politica, afferma strumentalmente che non esiste). In questa società, nella quale IA inizia ad essere usata soprattutto per fare cassa e guerra, l’istinto di fuga, verso luoghi isolati e incontaminati, non potrebbe invece caratterizzare chi non vuole diventare un burattino nelle mani della tecnologia e un inconsapevole canale di reddito? E qui torniamo alla famiglia nel bosco, a Nathan e Catherine, vittime da un lato di una strumentalizzazione a livello politico, dall’altro mediatica (meglio sorvolare su trasmissioni che usano la sofferenza a fini di audience). Prima di isolarsi nel casolare di Palmoli Nathan e Catherine conducevano una vita internazionale tutt’altro che isolata, Nathan si occupava di vendita di mobili in legno, lei era una sportiva e istruttrice di di equitazione. La coppia rivendica un modello di vita alternativo motivato da un rifiuto della società occidentale (certamente estremizzando, perché non è giustificata l’assoluta mancanza di servizi essenziali primari e totale assenza di socialità e formazione per i minori) . Fatto sta che, se pur ancora limitati, i casi di scelte alternative di vita iniziano a manifestarsi, c’è chi lascia la città e si trasferisce in piccoli borghi dai quali lavorare a distanza e chi invece adotta abitudini più estreme e vive off gride, senza rete elettrica, gas, sistemi fognari etc. Cosa sta succedendo, dobbiamo chiedercelo e non sottovalutare segnali e tematiche che potrebbero sembrare distanti dal tema, ma che non lo sono e che dovrebbero invece destare enormi preoccupazioni, anche alla classe politica europea progressista. Un fatto di recente cronaca potrebbe farci riflettere, oggi chi abbraccia la filosofia della natura e del dialogo pacifico può essere addirittura considerato come un Anticristo, o un suo precursore. E’ quanto è accaduto alla nostra Greta Thunberg, in base alla filosofia di Peter Thiel (uno dei più importanti magnati della Silicon Valley e uno dei maggiori esponenti della Tech-right – cofondatore di pay pal e fondatore di Palantir), i precursori dell’Anticristo (da intercettare) nella realtà di oggi appaiono quasi sempre sotto le spoglie del bene (forza Greta! siamo con te), sarebbero inoltre le Istituzioni progressiste, agitando il rischio esistenziale (AI fuori controllo, riscaldamento globale, proliferazione nucleare e catastrofi umanitarie), ad aprire le porte all’Anticristo. L’esigenza di riconnessione tra essere umano e natura, la salvaguardia della empatia sociale e del dialogo contro ogni guerra, rischiano di essere considerate dunque espressione del demonio? La Natura viene identificata dai nuovi santoni della tecnologia come colei che contrasterebbe il progresso. Ma allora la scelta (troppo estremista, per certi versi) di Nathan e Catherine non potrebbe invece rivelarsi sintomo di una polmonite sociale dalla quale si vogliono salvare almeno i nostri figli, una protesta silenziosa verso un nuovo uomo tecnologico narcisista che ha preso il posto di Dio e di Cristo, svincolandosi da Madre Natura.

Maria Grazia Di Mario


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