L’uomo e il territorio, evoluzione del comportamento sociale
Evoluzione del comportamento sociale dell’uomo nel territorio in cui vive, oggi la città, alla luce dell’evoluzione strutturale del cervello che lo determina
L’uomo, fin dall’inizio preoccupato della sua sopravvivenza immediata, cercava di assicurarsela con la caccia, la pesca e la costruzione di armi primitive. Questo accadeva nel paleolitico, quando non c’era conservazione degli alimenti per l’immediatezza della nutrizione. Gli uomini vivevano su territori molto vasti e questo spesso evitava competizione e conflitti. Se si ammette l’inizio della storia umana, un milione di anni fa, l’uomo è vissuto per 990.000 con questa costante preoccupazione del cibo immediato. Ogni individuo era in questo senso padrone del proprio destino e doveva conoscere i mezzi per soddisfare questi bisogni, Possedeva armi, ma così primitive che non costituivano una possibilità di proprietà. I rapporti con gli altri uomini dell’orda erano caratterizzati da un’intesa tacita contro l’ambiente ostile. Nutrirsi era esigenza talmente impellente, che è verosimile non permettesse loro di organizzare tipi di vita e strutture sociali che li ponessero in conflitto con altri. L’uomo era raro, lo spazio era largo. Data la disponibilità di territorio, l’evitamento naturale permetteva di risolvere i conflitti. Questo modo di comportamento esiste ancora in popoli primitivi e in alcune specie animali. In rapporto all’ambiente che gli procura il cibo, il gruppo sociale primitivo che si va formando, costituisce un raggruppamento d’individui con le stesse funzioni, uniti per legami genetici in famiglie e tribù, a lottare per la loro esistenza immediata. Il sistema nervoso dell’uomo nel paleolitico è quindi adatto alla sua sopravvivenza: l’ipotalamo istintivo gli fornisce le motivazioni fondamentali (fame, sete, aggressività, per la ricerca del cibo e la difesa dalle bestie feroci, accoppiamento, la protezione dei piccoli); il sistema limbico memorizza le esperienze passate permettendogli un apprendimento, nel frattempo colora le sue pulsioni di un’affettività primordiale (amore, gioia, ansietà, angoscia); la corteccia orbito-frontale gli permette di immaginare soluzioni più efficienti in materia di armi e di caccia, il linguaggio infine fa comunicare di generazione in generazione le esperienze acquisite. Il suo campo di coscienza essendo occupato nella ricerca di modi e forme che gli consentano la sopravvivenza, il suo vecchio cervello gli è certamente più utile della sua corteccia frontale o comunque ha meno occasioni per utilizzarla e questa è forse la ragione per cui passeranno millenni senza che si realizzino trasformazioni profonde. Ma la sua immaginazione va oltre, immagina ciò che non esiste, inventa, per comprendere quello che non sa spiegare, creando una mitologia di forze oscure ostili.
Il territorio dell’uomo, la città
La grotta prima ancora del villaggio e il culto dei morti sono i primi fattori di un arresto della corsa dell’uomo e portano in sé i germi della città futura in questa primitiva acquisizione del territorio. (Numenfors “ la città........
