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Idee per il futuro, un cast eccezionale

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16.04.2026

Un cast eccezionale, si può definire così la varietà di oratori per l’evento organizzato da Confcommercio a Piazza Pietra presso il Tempio di Vibia e Adriano (14-18 aprile). Da Cazzullo in poi vi è un assortimento di notevoli personalità a presenziare “Idee per il futuro nel centro di Roma”. Immaginare il futuro non è un esercizio astratto ma diventa un atto di responsabilità, accountability. Le idee necessitano di forme condivise. Non sono tempi che incoraggino a pensare al futuro ma questo è proprio ciò che siamo tenuti a fare, nel nobile tentativo di non lasciare il mondo peggio di come già è ridotto. La sensazione entrando nel Tempio di Vibia e Adriano è quella di un grande contenitore dalle pareti antiche, con uno spazio enorme al centro sotto il lucernario che narra la storia. Ecco, la sensazione più consona ai nostri tempi è quella di uno scheletro vuoto, un gigante Colosseo mondiale, con un vuoto al centro percosso da echi che cercano di uscire. Alle 17,30 prende la parola Dario Fabbri che suggerisce con tono pacato, ogni tanto, di guardare fuori dai recinti occidentali. Potrebbe tornare utile, come ci insegnano tempi recenti. Si addentra nel discorso geopolitico della guerra e dell’importanza di controllare lo Stretto di Hormuz. Il controllo dei mari e degli stretti è di vitale importanza per il potere del commercio. In ultima osservazione, una società che non conosce altre culture e si avventura sul sentiero di guerra senza un piano b rischia non portare a casa alcuna vittoria, tantomeno strategica. Durante l’intermezzo, il vicepresidente di Confcommercio, Filippo Tortoriello, nel suo discorso cita a più riprese Mario Draghi e il concetto di social accountability, la presa di responsabilità. In questo luogo, si forniscono spunti di riflessione su tematiche cruciali come crescita e responsabilità sociale. Le imprese non contano solo in quanto producono ma anche come producono e il loro impianto. La responsabilità sociale diventa leva di competitività e l’impresa torna a essere un’istituzione sociale non solo in termini meramente economici. Vi sono innovazione e sostenibilità, infrastrutture future da integrare nelle scelte. Il discorso agevola così il prossimo oratore, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente CEI e arcivescovo di Bologna. Il cardinale si trova a rispondere alle domande di Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera. Nel suo modo affabile e alla mano, Zuppi non può che far sue le convinzioni presentate da Tortoriello, aggiungendo che con l’età pensa sempre più spesso al futuro. Le idee pertanto diventano scelte. Parte dall’elefante nella stanza: la crisi demografica e le sue future conseguenze. Concetto che alcuni ancora stentano a credere. Parla della generazione narcisista e del lusso rappresentato dal poco tempo a disposizione per agire. Nonostante abbiamo più possibilità, lasciamo sempre meno rispetto alle generazioni precedenti. La paura del futuro! La responsabilità sociale non è un accessorio da usare a buon cuore bensì l’unica prospettiva per un futuro. Ma futuro di chi? Responsabilità sociale di chi? Si apre quindi un discorso circa il capitale umano e l’accoglienza. Questo a sua volta porta a temi come educazione e formazione, talloni di Achille. Mentre ci barcameniamo nel presente materialista, tocca investire più nel futuro, questo il senso del tempo e della responsabilità sociale. Il nodo, in un mondo materialista, è far incontrare e dialogare le persone in modo ‘cristiano’. Cosa faceva Papa Francesco? Dialogava con tutti senza il timore di perdere la propria identità. Credere significa tanto se si pensa al futuro. Si può anche vedere e credere e combattere il male in modo materialista, non strettamente religioso. Nonostante lo stordimento di tanto consumismo, il dopo va preso in considerazione. Il grande dilemma dei materialisti, il dopo. Lì dove il materialismo non basta. Materialismo ed individualismo hanno in parte disinnescato la fede, insegnando che solo ciò che si vede è ciò che conta. La fede è una marcia in più. I fatti si rivelano a volte diversi dalle nostre idee iniziali. Nonostante con il materialismo quasi assoluto il senso di comunità si sia attenuato, la non organizzata partecipazione dei giovani su al nord dopo le alluvioni indica frutti inaspettati che nascono da radici profonde. Serve un’altra prospettiva. (La vita non inizia né finisce dove fa comodo, credere tratta ciò che è o dovrebbe essere giusto, non ciò che conviene nei confini del potere). Quando viene citata l’offesa al Pontefice, dicendo che la Chiesa si dovrebbe occupare di morale, il cardinale si chiede: ma cosa è più morale della vita stessa e del comandamento, non uccidere? Cita il Vangelo contro la violenza. Pensando al futuro, bisognerebbe fare come il contadino durante le grige giornate di novembre, che guardando ai campi non vede il tempo uggioso bensì vede il futuro raccolto in estate.


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