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Due presidenti, un filo conduttore, libertà come partecipazione

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27.04.2026

Il 25 aprile 2026, il capo dello Stato lancia un messaggio. Il senso: pace e libertà sono fragili, non sono acquisite per sempre. Quando prevale la legge del più forte, si arriva alla barbarie internazionale. (Questi valori non vanno mai dati per scontati poiché appena ci si impigrisce o si retrocede, beh… lo vediamo). Si creano architetture debilitanti, il tempo prende altri confini e sembra sfumare in luoghi insoliti. Con esso la motivazione. Seneca l’avevo intuito: giusto il tempo è veramente nostro, il resto appartiene ad altri. Anche le democrazie si sono fatte via via più illiberali. Troppi CEO e lobby politicamente attive e gestire un’azienda o gestire uno Stato non si possono equivalere. La cittadinanza verrebbe/viene sempre più esclusa da scelte serie. Pigiando sul tasto rewind al 1970 e inquadrando la Camera dei deputati, ritroviamo il filo conduttore. Pertini: “Non c’è libertà senza giustizia sociale”. Eppure, tra le due epoche sembra che ci si sia dati un bel da fare per smontare la giustizia sociale quale tappa fondamentale per la pace. Correva il venticinquesimo Anniversario della Liberazione e Pertini (Presidente della Camera) pronunciò quel discorso forte, intenso. La libertà politica che si traduce poi in leggi è fragile senza eguaglianza e diritti per i lavoratori. Aveva visto bene il “presidente di tutti”, forse intuendo che la creazione del benessere parte dall’alto. Due presidenti, un filo conduttore, la partecipazione ai valori fondanti della Carta. Forse Pertini aveva capito che banche, istituzioni e detentori di grandi asset riscuotono e manovrano da subito. Architettano, manovrano, incassano. Beneficiano subito e le masse arrivano solo dopo al benessere, spesso pagandolo. Una volta che i soldi arrivano alle masse vanno veloci e si spendono sull’essenziale, o sulle stupidaggini (dipende). In ogni caso l’inflazione non si traduce tanto in un assioma ricchi/ poveri quanto dove arrivano prima i sesterzi. In fondo alla scala sociale se ne leggono semplicemente gli effetti ‘inflattivi’ tramite le bolle, i prezzi della spesa, ecc. Ecco il concetto che la pace necessita di giustizia sociale. Senza un minimo di essa non si va lontani. In un’era dove ricchezza, potere, privilegio, impunità risiedono in pochissime mani, si gradirebbe riscrivere coscienze attraverso la narrativa (come sempre), e conservare la memoria ‘democratica’ rimane i pochi antidoti efficaci. Si fa politica keynesiano certo, ma per arsenali e bailout. Si offrono una vasta gamma di prestiti ma chi vuole rischiare nell’incertezza? Questo lo capiva anche un grande liberale come Hayek, esperto di conoscenze e motivazioni capitalistiche in movimento, ma comunque favorevole a un minimum safety net o minimum income (una rete minima di sicurezza sociale o reddito di cittadinanza) purché non infranga i parametri del libero mercato. Libere elezioni, legislazione, partecipazione fan sì che sociale possa convivere nella liberaldemocrazia e viceversa. Liberazione, vivere quindi pienamente senza velleità in mondi instabili.........

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