Andrea Boldrini, la pittura come attesa del mondo che verrà
A Palazzo Bisaccioni e al Museo Diocesano la mostra curata da Gabriele Peretta interroga il destino dell’immagine, fra memoria, giudizio e resurrezione C’è una parola che attraversa silenziosamente l’intera mostra di Andrea Boldrini: attesa. Non un’attesa passiva, né soltanto religiosa nel senso più consueto del termine, ma una tensione dello sguardo verso ciò che ancora deve rivelarsi. Il titolo scelto per il progetto espositivo, “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”, rinvia esplicitamente alla formula conclusiva del Credo cristiano; tuttavia, nelle sale di Palazzo Bisaccioni e del Museo Diocesano a Jesi, dove la mostra resterà aperta fino al 10 maggio, quella formula diventa anche una domanda rivolta alla pittura contemporanea: può ancora l’immagine farsi luogo di rivelazione, soglia fra il visibile e l’invisibile, spazio di meditazione sul destino dell’uomo? La mostra, curata da Gabriele Peretta, si presenta come un percorso denso, articolato, profondamente unitario. Boldrini (Matelica, 1963) costruisce un universo figurativo nel quale ritornano con insistenza agnelli, colombe, libri aperti, sedie vuote, scale, cancelli, folle, ritratti ovali, mani protese, cieli cosmici, paesaggi grigi e strumenti ottici. Non si tratta di un repertorio decorativo, né di una semplice iconografia religiosa. Ogni elemento agisce come un segno, ogni figura sembra collocarsi in una condizione di sospensione, come se il mondo rappresentato fosse già oltre la cronaca e tuttavia non ancora approdato a una definitiva trasfigurazione. Il saggio di Peretta, significativamente intitolato “…La vita (pittorica) del mondo che verrà”, fornisce una chiave di lettura decisiva per comprendere il progetto. La pittura di Boldrini, osserva il curatore, non è soltanto una finestra aperta sul mondo, ma un modo di guardare che spinge oltre il profano, oltre la superficie della realtà immediata. L’immagine pittorica, in questa prospettiva, non riproduce semplicemente ciò che si vede: interroga ciò che si cela, ciò che resiste alla presa dello sguardo, ciò che appartiene al mistero. Peretta parla, in sostanza, di un realismo simbolico, nel quale le forme riconoscibili non valgono solo per la loro........
