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Fine vita, la trappola del “diritto”

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03.08.2026

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Home » Salute e bioetica » Fine vita, la trappola del “diritto”

Fine vita, la trappola del “diritto”

«Passare dal piano della libertà a quello del diritto non è un dettaglio: un conto è dire che lo Stato non punisce chi aiuta un sofferente, un altro è sostenere che la sanità pubblica deve erogare una prestazione. Questo cambia la medicina, cambia il rapporto tra medico e paziente e scarica la solitudine sui più deboli». A Bologna la maggioranza esulta per aver licenziato una legge regionale sul suicidio assistito destinata a fare da modello nel Paese. Ma scrostando la narrazione restano aperte questioni enormi sul ruolo delle Regioni, sulle oscillazioni della Corte Costituzionale e sul senso stesso del curare. Ne parliamo con Benedetta Vimercati, professoressa di Diritto costituzionale all’Università Statale di Milano.

Professoressa Vimercati, in Emilia-Romagna il Consiglio regionale ha approvato una legge che supera i rilievi già mossi dalla Corte Costituzionale a quella della Toscana. Cosa pensa di questa legge e quali scenari si aprono ora?

Guardando l’impianto generale, la legge dell’Emilia-Romagna cerca di muoversi nel solco tracciato dalla Corte Costituzionale con la recente sentenza sulla Toscana, poi ribadito anche per la Sardegna. Bologna sfrutta la finestra aperta dalla Consulta, che non ha escluso del tutto la possibilità per le Regioni di intervenire sul fine vita quando la materia viene ancorata alla tutela della salute. Allo stesso tempo, l’Emilia-Romagna ha fatto tesoro dei rilievi mossi a Firenze: la Corte ha chiarito che l’intervento regionale è ammissibile solo se si limita agli aspetti organizzativi e alle procedure. Quando la Regione prova ad andare oltre, toccando la sostanza dei diritti fondamentali, la Consulta la frena. L’Emilia-Romagna sembra aver seguito questo paletto, attestandosi sulle parti di disposizioni regionali “salvate” dalla Corte e rinunciando a quelle bocciate, come la rigidità dei tempi procedurali.

All’interno del testo, l’opposizione – con Valentina Castaldini ed Elena Ugolini – è riuscita a far approvare emendamenti fondamentali come l’obbligo di visita di persona al paziente, l’ascolto degli affetti e la volontarietà del personale sanitario. Che valore hanno queste modifiche?

Si tratta di emendamenti centrali, che ancora una volta intercettano direttamente le preoccupazioni manifestate dalla Corte nella sentenza sulla legge toscana. Penso, ad esempio, alla previsione del colloquio e della visita di persona al paziente che richiede il suicidio assistito. È un elemento dirimente: nel nostro ordinamento, quando si affrontano scelte fondamentali che impattano sui diritti della persona........

© Tempi