Anche oggi si può stare faccia a faccia con san Francesco. «Cum grande humilitate»
Tempi in Cisgiordania
Newsletter e rubriche
Esteri Trump Israele Guerra in Ucraina Cina Cristiani perseguitati Terrorismo islamico
Cristiani perseguitati
Politica Governo Milano Giorgia Meloni Elly Schlein Giustizia
Economia Lavoro Auto elettriche Pnrr Inflazione
Ambiente Cambiamenti climatici Green Deal Transizione ecologica Transizione energetica
Cambiamenti climatici
Transizione ecologica
Transizione energetica
Scuola Educazione Parità scolastica
Salute e bioetica Fine vita Utero in affitto Aborto
Chiesa Cristianesimo Leone XIV Papa Francesco Benedetto XVI Luigi Giussani Comunione e Liberazione
Comunione e Liberazione
Società Intelligenza artificiale Pensiero woke
Intelligenza artificiale
Newsletter e rubriche La preghiera del mattino Lettere al direttore La borsa e la vita Squalo chi legge Casca il mondo Cinema Fortunato Il Deserto dei Tartari Memoria popolare Esserci Tentar (un giudizio) non nuoce Il Paese dei Normali Libri in povere parole
La preghiera del mattino
Il Deserto dei Tartari
Tentar (un giudizio) non nuoce
Libri in povere parole
Sfoglia Tempi Sfoglia Tempi digitale Marzo 2026 Febbraio 2026 Gennaio 2026 Dicembre 2025 Novembre 2025 Ottobre 2025 Settembre 2025
Sfoglia Tempi digitale
Home » Cultura » Anche oggi si può stare faccia a faccia con san Francesco. «Cum grande humilitate»
Anche oggi si può stare faccia a faccia con san Francesco. «Cum grande humilitate»
A che servono i centenari? A organizzare convegni, a vendere libri, per far due spicci e per «dimenticare un po’ più in fretta», come cantava De Gregori. Ma è brutto che nella banalità della ridda quotidiana, schiacciati nella metropoli assordante, gli ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi rischino di rimanere il volto del santo sotto il nome di Aldo Cazzullo nel reparto libri dell’Esselunga; e sotto il nome, Francesco, il sottotitolo: Il primo italiano. Passo di fretta con la mia spesa, coi miei bambini arrampicati sul carrello; incrocio con affanno gli occhi che mi scrutano sotto la tonsura, faccio giusto in tempo a pensare: «Il primo italiano? Mi dispiace per te», mentre mi infilo dietro a una signora in cassa che pagherà coi ticket e ci metterà quaranta minuti: intanto mio figlio svaligerà il reparto cioccolatini.
È........
