Trump: il dito sul grilletto. Teheran: pronti all’intesa
Donald Trump ha il dito sul grilletto. E ieri pomeriggio il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha annunciato che una bozza d’intesa con gli Stati Uniti sarà “pronta entro due o tre giorni”.
Il presidente americano ha dato l’altro ieri ad Alì Khamenei un ultimatum: confermare non solo la disponibilità ai controlli dell'Agenzia internazionale per l’energia atomica (l’Aiea) ai siti nucleari sopravvissuti ai bombardamenti, ma anche ridurre missili e droni e arrestare le esecuzioni sommarie.
Una repressione che ha mietuto in poche settimane la vita di migliaia di oppositori, segnatamente giovani: una oscena carneficina consumatasi dopo le stragi che hanno caratterizzato la protesta popolare. In America e in Europa centinaia di migliaia di persone – moltissimi gli esuli e i lavoratori immigrati dal Medio Oriente – hanno manifestato contro il regime di Teheran.
Scadenza dieci giorni l’ultimatum di Trump, da oggi già ridotti a nove. Il tempo che la portaerei ‘Gerald Ford’ raggiunga il teatro delle operazioni e si colleghi operativamente con l’altra portaerei – la ‘Abraham Lincoln’ – già in zona. Le portaerei hanno dal secolo scorso gradualmente sostituito molte basi terrestri e ridotto la necessità di nuove.
Super-navi che vengono ‘aggiornate’ e rinnovate: assorbono non certo poco del mega-bilancio del Pentagono (che ormai supera i mille miliardi di dollari!). Gli Usa ne contano attualmente 10, delle quali 3 sono perfettamente operative e appunto 2 di queste quasi pronte all’attacco contro l’Iran.
Si considerino le navi-appoggio e gli aerei: un terzo circa della flotta della Marina statunitense è potenzialmente impegnata. Nelle ultime settimane, di fronte alla minaccia di ritorsione da parte di Teheran verso i Paesi che ospitano basi terrestri Usa, i governi interessati hanno interrotto la disponibilità al loro utilizzo e chiuso lo spazio aereo: i soldatiamericani ridotti al minimo indispensabile per la ‘manutenzione’, gli altri distribuiti in diversi presidi e installazioni militari fuori zona.
Solo la Giordania mantiene operativa la base Usa sul suo territorio: è tra le più importanti e alla sua sicurezza contribuiscono non solo gli Stati Uniti ma pure Israele.
Da quando la nomenclatura religiosa sciita è al potere, l’Iran ha........
