Nella trappola della distrazione di massa
Il sociologo Postman confermò che, tra le distopie di Orwell e Huxley, aveva vinto la seconda. Prima la tv, e ora il mondo digitale, sono i vettori della “grande sazietà” che ci ha imprigionati
Nel 1958 Aldous Huxley decise di ritornare – in forma saggistica – nel “mondo nuovo” che aveva immaginato nel 1931, quando scrisse una delle più importanti e preveggenti distopie nella storia della letteratura. Voleva confrontarsi con un altro immenso collega – George Orwell, l’autore di 1984 – ma soprattutto voleva costringere i due capolavori a sottoporsi alla prova del tempo. S’incoronò da solo vincitore, pur con una punta e forse qualcosa di più di malinconia. La sua conclusione, più che condivisibile, era che, stando al contesto creatosi nel Secondo dopoguerra, «dobbiamo ritenere più probabile qualcosa che somigli al Mondo nuovo e non qualcosa che somigli a 1984».
Nulla di più vero. La distopia orwelliana era adatta ai mostri totalitari novecenteschi nella loro forma più brutale e poliziesca. Prendeva solo di striscio in considerazione l’idea che anche le democrazie potessero incamminarsi lungo una via terribile. «Alla luce delle ultime scoperte sulla condotta animale in genere, e umana in particolare, è chiaro che, a lunga scadenza, il controllo è meno efficace se ricorre al castigo della condotta indesiderata, anziché indurre la condotta desiderata mediante premi; è chiaro che un governo del terrore funziona nel complesso meno bene del governo che, con mezzi non-violenti, manipola l’ambiente e i pensieri e i sentimenti dei singoli, uomini donne e bambini», scriveva Huxley. «Il castigo pone un temporaneo arresto alla condotta indesiderata, ma non contiene permanentemente la tendenza della vittima a tale condotta. Non solo: i sottoprodotti psicofisici del castigo possono rivelarsi indesiderabili quanto il comportamento indesiderato per cui l’individuo ha avuto il castigo. Infatti la psicoterapia affronta proprio le conseguenze debilitanti o antisociali dei castighi, nel passato dell’individuo».
Secondo Aldous, «la società descritta in 1984 è una società........
