Dai soldi per i ricoveri passa il declino svizzero
Orson Welles nei panni di Harry Lime nel film Il terzo uomo (1949) è lapidario sul presunto modello svizzero: «In Svizzera hanno avuto amore fraterno, 500 anni di pace e democrazia, e che cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù». Se non fosse bastato il rogo di Crans-Montana a far crollare il mito elvetico quanto a precisione nei controlli, ci ha pensato lo squallore del dopo, e cioè le fatture con cui il cantone Vallese ha chiesto alle famiglie dei ragazzi italiani ricoverati il pagamento delle cure mediche ricevute. Precisi sui conti e rendiconti, certo, come gli orologi su cui ironizzava Orson Welles, ma molto meno attenti alle regole e alle norme su locali e discoteche. I sanitari elvetici adesso si trincerano dietro l’obbligatorietà dei doveri amministrativi: inviare quelle fatture - dicono - era necessario per evitare una serie di sanzioni. E il caso diviene quasi uno scontro di mentalità, di inconciliabili visioni della vita al di là dei meri calcoli contabili e della reciprocità sanitaria (due svizzeri sono stati curati gratis al Niguarda per mesi). Dopo lo sdegno della premier Meloni anche il........
