Ferrovia, il piano di ampliamento. Il comitati tornano all’attacco: "Si può fare senza infrastrutture"
Un’immagine tratta dall’incontro dei comitati contro l’ampliamento della ferrovia e il viadotto, nell’aprile del 2025
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Imola, 5 aprile 2026 – I comitati contrari all’ampliamento su viadotto della linea ferroviaria Bologna-Castel Bolognese tornano a contestare il progetto che, almeno sulla carta, nelle ultime settimane pare iniziare a prendere forma. Il più recente cronoprogramma prevede la fine della fase progettuale entro settembre, con avvio dell’iter di approvazione nell’ultimo trimestre dell’anno, l’inizio dei lavori per la costruzione dei due nuovi binari a fine 2028 e l’attivazione del servizio a primavera 2034.
"In questi due anni i cittadini sono stati lasciati soli – protesta Armando Martignani, portavoce del coordinamento dei comitati e candidato della lista civica ‘Imola in comune’, in riferimento all’apertura del dibattito pubblico avvenuta appunto a maggio 2024 –. Abbiamo prodotto dati, proposto alternative concrete, presentato osservazioni e fornito pareri tecnici di esperti indipendenti. Abbiamo bussato a ogni porta, ricevendo in risposta un muro di silenzio, indifferenza o, peggio, promesse regolarmente disattese". Dopo aver spinto a lungo sull’ipotesi di tracciato in galleria (caldeggiata anche dagli enti locali ma bocciata dai tecnici Rfi), ormai da qualche tempo il coordinamento chiede di puntare sulle nuove soluzioni tecnologiche.
"Non siamo ‘contro lo sviluppo’, siamo contro lo spreco – le parole di Martignani –. Che nessuno si permetta di etichettarci come ‘quelli del no’. È l’esatto contrario: noi siamo per uno sviluppo moderno. È tecnicamente dimostrato che il potenziamento può essere ottenuto con zero consumo di suolo e a un decimo dei costi previsti; questo è quanto gli ingegneri ferroviari indipendenti vogliono far notare in un confronto tecnico fino ad ora negato".
Realizzare oggi l’opera su viadotto è "come se in medicina si rifiutasse la chirurgia mini-invasiva per tornare ai tagli devastanti del passato. Esiste la tecnologia Ertms già finanziata dal Pnrr – prosegue Martignani – che, affiancata da un adeguato piano del ferro, permette nel breve di aumentare la capacità dei binari esistenti in modo intelligente. Eppure, si preferisce procedere ‘a testa bassa’ con 37 km di piloni in calcestruzzo che deturperanno la pianura; 3,6 miliardi di euro di denaro pubblico. Senza aver nemmeno risolto il vero imbuto: il nodo di Bologna".
Nessuna apertura, da parte del coordinamento dei comitati, nemmeno all’ipotesi, anticipata ieri su queste pagine, che i tecnici stanno vagliando proprio in questi giorni. E cioè la costruzione di un viadotto ad arcate, invece delle classiche campate in cemento armato, proprio per cercare di limitare per quanto possibile l’impatto paesaggistico dell’opera. "La nostra battaglia – conclude Martignani – non è solo contro il cemento, ma per una politica che torni a guardare in faccia i cittadini prima di invadere le loro vite e le loro proprietà".
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