La metrotranvia Milano Seregno rischia lo stop, Roma gela la Città metropolitana: “Il Mit ha già fatto la propria parte”
I cantieri lumaca della metrotranvia da Milano stanno mettendo in ginocchio Nova Milanese, Desio e Seregno
Per approfondire:
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SeguiciSeregno (Monza e Brianza) – Lo ’schiaffo’ del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla Città metropolitana di Milano e alla Brianza. Per la metrotranvia Milano Seregno da Roma non arriverà un centesimo in più. La doccia fredda è arrivata con una nota del Mit: il ministero “ha già contribuito” al progetto con 128,53 milioni di euro e “ritardi, extracosti e criticità non sono riconducibili al Mit”, ma alla Città metropolitana, soggetto attuatore dell’opera. Una presa di posizione netta, che rischia di trasformarsi nel colpo di grazia per un’infrastruttura attesa da oltre vent’anni. Se la speranza era quella di vedere l’apertura dei cordoni della borsa del Governo per coprire i 120 milioni di euro di extracosti, forse bisognerà iniziare a trovare soluzioni alternative.
L’incontro urgente
Prima tra tutte incrociare le dita e armarsi di pazienza per dare vita a una trattativa che si preannuncia lunga, ma anche cercare di arginare la protesta e la rabbia del territorio. La situazione è drammatica ed è legata agli extracosti generati dal rincaro dei materiali e dalle varianti progettuali. Una cifra enorme, che ha portato la Città metropolitana a convocare per il 14 aprile un nuovo incontro urgente con i sindaci dei Comuni attraversati dalla futura linea: Milano, Bresso, Cormano, Cusano Milanino, Paderno Dugnano, Nova Milanese, Desio e Seregno. Al tavolo è emerso un quadro allarmante: l’aumento dei costi sfiora il 50 per cento dell’intera opera, rendendo impossibile proseguire senza un intervento del Governo. La consigliera delegata alla Mobilità, Daniela Caputo, ha ricordato come Città metropolitana abbia più volte sollecitato il ministero, anche insieme alla Regione, ma senza ottenere risposte positive. La volontà politica di andare avanti è stata ribadita da tutti i sindaci, ma la realtà dei cantieri racconta altro.
Un nervo scoperto per i brianzoli
Il primo tram era stato annunciato per il 2028, ma oggi molti tratti sono fermi o procedono a rilento. In Brianza, in particolare, si contano decine di cantieri e microcantieri aperti, strade chiuse da mesi, marciapiedi interrotti, attività commerciali penalizzate. La metrotranvia è un nervo scoperto per i brianzoli. Ha già dato a lungo fastidio per la fase di cantiere, nessuno vorrebbe ritrovarsi con la situazione di lavori incompiuti. Il ministero al momento ha già risposto picche. E in Brianza sanno bene che di fronte a queste opere la sensibilità arriva fino a un certo punto: tutti ricorderanno il lungo tira e molla dell’altro tram, quello diretto fino a Limbiate, con il ministero che non voleva farsi carico dei notevoli extracosti. Si parlava di importi inferiori a quelli della Milano-Seregno: tutto fa supporre che questa volta il braccio di ferro e i tempi di attesa saranno ancora peggiori e dall’esito più incerto.
Le preoccupazione dei sindaci
Nel frattempo i primi a essere preoccupati sono i sindaci brianzoli. Alberto Rossi (Seregno), Carlo Moscatelli (Desio) e Fabrizio Pagani (Nova Milanese) nei giorni scorsi hanno diffuso un comunicato stampa durissimo: “Tutti i Comuni della tratta – hanno specificato – si sono resi disponibili a collaborare per reperire le risorse, che non possono ricadere sui bilanci comunali. Ma ciò che preoccupa davvero è altro: tra le ipotesi allo studio c’è quella di realizzare l’opera solo fino a Paderno o, al massimo, fino a Nova, escludendo la Brianza”.
Una prospettiva definita “inquietante”, soprattutto perché i cantieri sono partiti proprio dai Comuni brianzoli, lasciando interi quartieri divisi a metà. I sindaci denunciano anche l’“ecomostro” del deposito tram già costruito tra Seregno e Desio: “Se la linea si fermasse tre Comuni prima, quella struttura diventerebbe totalmente inutile”. I tre primi cittadini non usano mezzi termini: “È fantascientifico pensare che qualcuno possa dire: ci siamo sbagliati, vi ridiamo i soldi e riportiamo tutto com’era. Quest’opera va finita, e la Brianza non può essere stralciata solo perché emergono criticità finanziarie”. Alla luce delle dichiarazioni del ministero, forse, i sindaci sono addirittura ottimisti. I soldi, se a Roma non cambiano idea, non li vedranno neanche col binocolo. Davanti ai loro occhi potrebbero rimanere scavi, reti metalliche da cantiere, parcheggi cancellati.
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