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Per i vandali rossi della Centrale l'obbligo di firma è giusto, ma poco

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Ci sono immagini che parlano più di tante parole, ma ci sono parole che pesano più di tante immagini. E sono quelle che è difficile trattenere dopo aver visto il servizio tivù che parla delle "misure cautelari" decise dalla gip Giulia D'Antoni per i protagonisti degli scontri esplosi in stazione Centrale durante il corteo proPal. Via al servizio Rai e immagini, seppur datate 22 settembre, ancora choccanti. Anzi ancor di più, visto che da quel giorno i cattivi maestri hanno fatto scuola, con le città vandalizzate e i poliziotti feriti che si sono moltiplicati. E quindi ecco i violenti con il volto mascherato che distruggono tutto quello che capita a tiro, le transenne scagliate contro le vetrate, i porfidi lanciati contro gli agenti e le spranghe usate contro di loro. Immagini raccapriccianti, sopportabili solo pensando alle "misure cautelari" comminate a delinquenti comuni che si fanno scudo delle bandiere palestinesi per dare sfogo ai loro istinti più bestiali. Provvedimenti che ci si immagina severi, visto che la gip scrive che "le condotte assunte costituiscono espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni dello Stato e, in particolar modo, le forze dell'ordine". Ma non è così. È chiaro, prima che qualcuno alzi il ditino per difenderli, che si tratta di misure cautelari e non di condanne e che la gip ha applicato la legge, ma l'obbligo di firma e il divieto di uscire la notte in attesa del processo, fanno sorridere.

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