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Antonio Di Pietro e il sì al referendum: «La sinistra si è genuflessa davanti all’Anm»

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20.03.2026

«La capo di gabinetto Bartolozzi? Va capita, non va strumentalizzata quella sua uscita sui magistrati come plotone di esecuzione». «Nordio che dà dei mafiosi ai giudici del Csm? Non mi dà fastidio, come non me lo dà un giudice che dà dei mafiosi a chi vota Sì». Se a parlare così è un’icona della categoria come Antonio Di Pietro si può restare sorpresi. Ma ancor di più perché porta tesi spiazzanti all’apparenza, vale la pena ascoltare le argomentazioni di un testimonial per il Sì alla riforma della Giustizia che ha attraversato mille stagioni e che non si è mai tolto la toga veramente.

Concorda sul serio con la capo di gabinetto di via Arenula, che denuncia l’incubo di finire sotto il plotone di esecuzione dei giudici?

«Lei si trova ad essere il capro espiatorio di un conflitto istituzionale tra governo e potere giudiziario: la decisione di rimandare Almasri a casa sua in Libia è stata una scelta politica e se avessero messo il segreto di Stato avrebbero fatto meglio. Tenere in Italia un delinquente che ha commesso i reati fuori dai confini comporta dei rischi per i cittadini per problemi di sicurezza e terrorismo. Per questo viene messo il segreto di Stato su atti ai limiti della legalità. Quindi la valutazione è politica. Nel caso di specie, l’autorità giudiziaria ha ritenuto di dover procedere contro i ministri, la capo di gabinetto è rimasta col cerino in mano: e stressata come è, non doveva andare a convegni sulla riforma della giustizia. Ma va capita, non usata, perché........

© Corriere delle Alpi