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Verso il referendum. Una scelta consapevole per una giustizia più giusta
“Una scelta consapevole per una giustizia più giusta”: in vista del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma Nordio, la Compagnia delle opere e l’Associazione Italiana Centri Culturali hanno organizzato un incontro pubblico tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e il presidente onorario del Comitato “Giusto dire No”, Enrico Grosso. Il confronto, moderato dalla giornalista di Tempi Caterina Giojelli, si è svolto il 27 febbraio a Milano, presso l’Auditorium Leone XIII, prendendo le mosse da un documento della Cdo che affronta i temi della riforma invitando a una scelta consapevole per il Sì:
«Dopo anni di immobilismo quasi totale della politica, la riforma Nordio ha inteso affrontare il tema dell’amministrazione della giustizia, soprattutto in ambito penale, per ricondurre nei binari di un corretto equilibrio i rapporti tra i soggetti del processo e, di conseguenza, anche i rapporti tra la funzione giudiziaria e quella legislativa ed esecutiva. Pur nella consapevolezza dei limiti di questa riforma, la scelta che pone la consultazione referendaria è tra votare NO, bloccando sul nascere un tentativo di rinnovare il sistema e avallando il mantenimento della situazione attuale ancora per molti anni, oppure votare SÌ e consentire l’avvio di un tentativo di rendere la giustizia più equilibrata e giusta. Nella coscienza realistica che spesso la ricerca del modello perfetto finisce per vanificare ogni concreto tentativo di cambiamento, la scelta di votare SÌ appare come la soluzione più ragionevole».
«Dopo anni di immobilismo quasi totale della politica, la riforma Nordio ha inteso affrontare il tema dell’amministrazione della giustizia, soprattutto in ambito penale, per ricondurre nei binari di un corretto equilibrio i rapporti tra i soggetti del processo e, di conseguenza, anche i rapporti tra la funzione giudiziaria e quella legislativa ed esecutiva. Pur nella consapevolezza dei limiti di questa riforma, la scelta che pone la consultazione referendaria è tra votare NO, bloccando sul nascere un tentativo di rinnovare il sistema e avallando il mantenimento della situazione attuale ancora per molti anni, oppure votare SÌ e consentire l’avvio di un tentativo di rendere la giustizia più equilibrata e giusta. Nella coscienza realistica che spesso la ricerca del modello perfetto finisce per vanificare ogni concreto tentativo di cambiamento, la scelta di votare SÌ appare come la soluzione più ragionevole».
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