I dettagli e la ragion di Stato sul caso Almasri
Sul caso Njeem Osama Almasri ci si può fermare ai dettagli oppure, più semplicemente, far emergere il non detto, che è poi il nocciolo inconfessabile della questione: si tratta di una vicenda di sicurezza nazionale, su cui vigono “ragioni di Stato” che non possono essere rese pubbliche.
L’avvocato Luigi Li Gotti – l’ex missino ed ex parlamentare dipietrista che ha presentato l’esposto per favoreggiamento e peculato che ha coinvolto Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Alfredo Mantovano – ha spiegato ai quotidiani di aver fatto una «scelta giudiziaria, non politica». Frase formalmente corretta, ma non vera nella sostanza, perché Li Gotti ha voluto gettare un cerino su una polveriera, sapendo bene che questo non avrebbe fatto altro che creare un po’ di casino mediatico-giudiziario (e proprio questo era il suo intento, un intento tutto “politico”, altro che di “giustizia”).
Vale oggi quello che valeva ieri: non sono ricattabile e non mi faccio intimidire. Avanti a testa alta! pic.twitter.com/Urg0QOis9V
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) January 28, 2025Colpevolisti e complottisti
Ovviamente si può dibattere a lungo se il ministro Nordio avrebbe dovuto, dopo la richiesta dell’Aja e l’informativa inviata dalla Procura al ministero della Giustizia, e dopo l’arresto e la scarcerazione di Almasri, emettere nei confronti del capo della polizia libica una misura cautelare........
© Tempi
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