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Il geologo dei disastri d’Italia: ecco perché le tragedie non ci insegnano nulla

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21.02.2026

Genova, 21 febbraio 2026 – Alfonso Bellini, 88 anni, genovese, geologo da oltre 50, ha attraversato la storia dei disastri d’Italia da consulente giudiziario.

“Del nostro territorio conosciamo tutto, siamo tra i più avanzati in Europa. Però abbiamo questo difetto, non sappiamo intervenire con la prevenzione. Quando c’è una frana aspettiamo che venga giù”. 

Prevenire, verbo molto evocato nei tribunali, ai processi per le stragi. Su Rigopiano la Cassazione ha ribadito: era possibile e anche dovuto. Perché non si realizza mai?

“La nostra Protezione civile è mirata ai soccorsi, diventiamo tutti eroi come è successo a Genova con gli angeli del fango. Ma sempre dopo. Prima analizziamo ma poi ci fermiamo, non interveniamo”.

Si dice: non ci sono soldi.

“Però caso strano, dopo che c’è stato il disastro, i soldi arrivano immediatamente da tutte le parti”.

Oppure ci sono e non vengono spesi.

“Anche quello è un rallentatore. Resta il fatto che le iniziative di intervenite prima sono pochissime. Non solo: se per caso, per eliminare un possibile disastro, mi decidessi di interrompere una strada per un mese, mi sentirei dire: ma perché lo vuoi fare, non c’è nessuna necessità. Ma quando poi c’è la frana allora la strada resta chiusa per mesi”.

Fronte giustizia, che cosa ha visto nei tribunali?

“Per l’alluvione di Genova del 2011 l’allora sindaco è stato condannato in primo, secondo e terzo grado. Poi, è vero, spesso finisce senza responsabilità perché la natura è facilmente accusabile e nessuno la condanna. Di solito si dice: cosa potevo fare io, non potevo mica firmare l’alluvione. Ma nessuno ti chiede questo. Il punto è se non assumi determinate soluzioni che dovresti assumere”.

“Per l’alluvione di Olbia del 2013 in primo grado sono stati assolti tutti. Sono stato chiamato in secondo grado, ho fatto una perizia, sono stati condannati tutti e sei e la condanna è stata ribadita in Cassazione”.

Quindi la conclusione qual è?

“Che bisogna guardare caso per caso, se ci sono delle responsabilità, chiaro. Ad Olbia era arrivato l’annuncio di un ciclone, era domenica e nessuno ha fatto quello che doveva. In generale penso che quando qualcuno viene eletto, gli danno un vocabolario cancellando la parola prevenzione”.

L’altro aggettivo molto ripetuto dalle difese nei tribunali: il disastro era imprevedibile.

“Sempre sull’alluvione in Liguria insisto: non esistono frane imprevedibili, sono tutte attese. E si possono impedire. Ripeto: noi abbiamo una conoscenza dettagliata e poi ci fermiamo lì, aspettiamo che succeda”.

Il Cnr mette sotto la lente frane e alluvioni: l’ultimo report certifica oltre 1.600 morti e più di 339mila sfollati in 50 anni. A chi vanno addebitati?

“Qui è difficile dare una risposta. Direi a una cattiva politica del territorio. C’è sicuramente una sottovalutazione dei rischi, c’è un’alluvione e ce lo dimentichiamo subito, andiamo avanti come se non fosse successo nulla”.

Allora fare il geologo in Italia è frustrante?

“Sicuramente. Non solo. A me capita, in convegni o conferenze, di dire queste cose e nessuno me le contesta. Ma sono tutte parole. Noi veniamo sempre chiamati in causa quando capita un disastro. Alla fine è una sequenza di disattenzioni e dimenticanze”.

Qual è il titolo, alla fine?

“Disattenzione e dimenticanza, ogni disastro non ci insegna niente, tutte le volte partiamo da zero, tutte le volte restiamo sorpresi. E poi c’è sempre un signorino che arriva e dice: ma questo era un evento imprevedibile. C’è sempre, sempre, sempre. Sto parlando di enti pubblici e privati. S’incolpa la natura maligna, guarda cosa mi ha combinato”.

“Invece la natura fa il il suo corso, il suo dovere”. L’uomo no.


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