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Putin ha spento internet sui cellulari: l’ansia da sicurezza dello zar isola la Russia

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18.03.2026

Il presidente russo Vladimir Putin prende parte a una videoconferenza con i membri del governo (Ansa)

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Roma, 18 marzo 2026 – Se continua così, in Russia per comunicare dovranno tornare ai piccioni viaggiatori. La notizia è stata confermata dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: internet sul telefonino in Russia non funziona e non è un caso. Si tratta di una determinata scelta politica dove la motivazione ufficiale, ma in parte anche ufficiosa, è la sicurezza nazionale. I disagi per la popolazione sono parecchi ma questo non sembra interessare alla Piazza Rossa, per la quale le interruzioni andranno avanti "finché sarà necessario”.

Come in tutte le cose che riguardano la Russia, va tenuto conto del rovescio della medaglia. Peskov ha più volte sottolineato che si tratta di una misura per tutelare la popolazione. Ma in realtà l’unico potenziale obiettivo da difendere sarebbe il presidente Vladimir Putin. Il capo del Cremlino è rimasto impressionato da come, anche grazie alle reti mobile e alla geolocalizzazione, sia stato possibile eliminare alcuni importanti esponenti del regime iraniano. Conscio delle capacità tecnologiche degli ucraini, vorrebbe evitare di fare la stessa fine del fu Ali Khamenei. Va detto che il presidente russo, probabilmente anche per via del suo passato da agente del Kgb, è piuttosto paranoico su questo tema. Fra le tante dicerie che circolano sul suo conto c’è anche la sua prudenza, soprattutto quando si tratta di spostamenti. Putin non usa l’aereo se non strettamente necessario a causa delle distanze. Sul territorio russo si muove preferibilmente in treno, con il suo convoglio che ovviamente usa binari speciali e nei cui vagoni è allestito uno scenario che gli consente di fingersi nel suo ufficio al Cremlino.

Prima della guerra di Usa e Israele contro l’Iran, il massimo lo aveva toccato durante la pandemia da Covid-19, quando, a fronte di una popolazione sostanzialmente ignara dei rischi che correva, lo ‘zar’ ha vissuto per quasi due anni in isolamento totale, accogliendo ministri e leader stranieri al lungo tavolo che è stato più volte oggetto di meme.

Sta di fatto che adesso il suo bisogno di sicurezza, e probabilmente anche la sua permanenza al potere, ha ripercussioni importanti sulla quotidianità dei russi. A dicembre sono arrivate le prime restrizioni alle chiamate su WhatsApp e Telegram. Le interruzioni della rete mobile servono non solo a contrastare eventuali minacce tecniche, ma anche a testare la resilienza di un sistema sempre più centralizzato, dove l’esercizio del potere ormai passa anche dal poter comunicare. Per i cittadini, però, il costo è alto. La riduzione della connettività limita non solo l’accesso alle informazioni indipendenti, ma anche le comunicazioni quotidiane, il lavoro, i servizi digitali. In un’economia ormai profondamente digitalizzata, interrompere la rete significa incidere direttamente sulla vita materiale delle persone.

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Quel che è certo è che la Russia sta diventando un laboratorio, un luogo isolato ‘on demand’ da parte del potere, con una internet selettiva, reversibile, modulabile in tempo reale a seconda delle esigenze politiche e militari. Non è nuovissimo, esempi ce ne sono parecchi. Ma per la prima volta questa ‘modulazione’ di internet diventa strutturare e funzionale a un regime.

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