Referendum Giustizia: Vince il “No”, affluenza record (intorno al 58,9%)
Il boom di affluenza (58,9%) premia il “No”. Malan (FdI): “Non abbiamo nulla da rimproverarci, c’è stata una campagna pesante dove sono state attribuite cose che non esistevano”.
È il giorno del verdetto per il referendum confermativo sulla giustizia. Le consultazioni sulla separazione delle carriere si è trasformato nelle ultime settimane in una vera e propria resa dei conti politica.
Da un lato la maggioranza compatta sul Sì, dall’altro i principali partiti di opposizione, altrettanto uniti sul No; il voto è quindi diventato un test di fiducia sull’esecutivo, a poco più di un anno dalla fine della legislatura. Ecco i risultati in diretta.
Quando sono state scrutinate 28.618 sezioni su 61.533, il No è in vantaggio con il 54,71%, mentre il Sì si ferma al 45,29%. La vittoria del No sembra quindi scontata.
Anche i primi Exit Poll pubblicati alla chiusura delle urne confermavano la tendenza. Secondo la proiezione di Youtrend per Sky TG24, il No sarebbe avanti con il 52,5%, mentre il Sì seguirebbe con il 47,5%. Il margine di errore, tuttavia, permette sorprese, essendo di oltre 2 punti percentuali (ovvero, il Sì potrebbe ancora tranquillamente finire davanti).
Più o meno concordi gli Exit Poll di Opinio per Rai, con il No dato tra il 49 e il 53% e il Sì nella forchetta 47-51%. Swg per la 7 dà esattamente la stessa forchetta. In altre parole è ancora presto per capire chi vincerà.
Intervenendo a Quarta Repubblica, il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan ha dichiarato: “Noi non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori. Avevamo un programma dove c’era questo, c’è stata una campagna pesante dove sono state attribuite cose che non esistevano“.
Il quesito del referendum
Gli elettori sono stati chiamati a confermare o respingere la legge costituzionale approvata dal Parlamento, che modifica sette articoli della Costituzione in materia di magistratura.
Al centro della riforma c’è la separazione netta delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con la riforma Nordio che eliminerebbe del tutto la possibilità di cambiare carriera.
Il testo prevede inoltre la divisione dell’attuale Csm in due organi distinti, uno per i giudici, uno per i pm, e la creazione di una nuova Alta Corte disciplinare. Trattandosi di un referendum confermativo ai sensi dell’art. 138 della Costituzione, non è richiesto alcun quorum: vince chi ottiene più voti.
Si può già affermare che l’affluenza è record: alle chiusura delle urne, secondo i primi dati della piattaforma Eligendo, ha votato il 58,9% degli aventi diritto.
Un risultato senza precedenti nel recente panorama referendario italiano. Nel 2025, per i referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza, la partecipazione alla stessa ora si era fermata al 22,73%; nel 2022 al 20,9%; nel 2020, per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, era stata del 39,37%.
Il dato di affluenza per questo referendum è quindi il più alto dal 1995 per una consultazione in cui il voto si svolge su due giorni.
Si dimette il Presidente dell’Anm
Pochi minuti prima della chiusura delle urne Cesare Parodi si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Il comunicato è stato inviato al Comitato direttivo centrale pochi minuti prima delle 15.
La curiosa scelta di annunciare le dimissioni pochi minuti prima delle 15, a quanto si apprende, sarebbe legata a motivi personali dovuti alla condizione di salute di un familiare.
