Ingeborg e la ricerca assoluta del dettaglio
"La letteratura non è un campo compiuto è il territorio più aperto, più aperto ancora di quelle scienze in cui ogni nuova scoperta soppianta le vecchie (...) perché tutto il suo passato si riversa nel presente». Sorprende pensare che l’esattezza scultorea di queste parole sia da ricondursi a una voce non contemporanea. Eppure, a recarne il peso visionario è Ingeborg Bachmann, scrittrice, poetessa e giornalista austriaca nata nel 1926 e vissuta sino al 1973; trattasi di pensieri risalenti al ciclo di sue lezioni francofortesi raccolte sotto un titolo programmatico, La letteratura come utopia, pubblicate per la prima volta postume, nel 1978, edite in Italia da Adelphi. È un’eredità, quella di Bachmann, forse ingiustamente ancora troppo riposta, specie nei tempi recenti in cui la letteratura pare braccata dall’urgenza d’inscatolarne il senso in un categorico contenitore definitorio.
Il centenario della nascita di Bachmann, perciò, si presta, « come opportunità per riscoprire una scrittura eternamente sorgiva. Nonché una........
