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Museo de’ Medici: il dialogo tra arte e spiritualità nell’Ultima cena di Sauro Cavallini

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L'Ultima Cena di Sauro Cavallini

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Firenze, 23 aprile 2026 - Aprirsi all'umanità. Per immaginare il destino collettivo, un convito ideale dove il Dio dell'Amore riunisce i popoli nell'unico orizzonte possibile: la pace. "L'Ultima Cena" dello scultore Sauro Cavallini non è racconto, ma moto dell'animo, naturale e autentico, esplosivo e monumentale come il talento del suo autore; un'immagine simbolica e contemporanea che indaga l'essenza profonda del nostro essere attraverso la sintesi del modellato e il trattamento della materia, la forza plastica e l' intensità espressiva. 

L'opera in bronzo presentata stamani al Museo de' Medici - custode del celebre affresco di Ridolfo del Ghirlandaio - è il più grande dei tre bozzetti conservati presso il Centro Studi Cavallini e il tassello fondamentale del mosaico ideato dall'artista spezzino tra il 1988 e il 1992: una scultura di dimensioni imponenti, attualmente in gesso e acciaio a grandezza naturale (14 x 6,5 metri), in attesa di finanziamento per la fusione in bronzo e la definitiva collocazione. 

L'allestimento, curato da Maria Anna Di Pede con il patrocinio di Regione Toscana e Comuni di Firenze, Fiesole e Vinci, insiste su uno dei luoghi più suggestivi della città - il refettorio dell'ex-monastero di Santa Maria degli Angeli - rinnovando la dialettica tra sua la visione contemporanea e universalistica e la misura rinascimentale di Leonardo e Ghirlandaio: "E' un confronto tra epoche e linguaggi diversi - spiega il direttore del Museo de' Medici Samuele Lastrucci - Cavallini non si rifugia nella memoria, ma in un'epoca di conflitti e ferite aperte interpreta il ritorno al gesto evangelico come il richiamo mediceo e rinascimentale alla responsabilità e alla misura". 

Il percorso è arricchito dalla presenza del disegno preparatorio del 1979, il dipinto "Ecce Homo", alcuni materiali d'archivio e una selezione di calcografie cinquecentesche del cenacolo vinciano, contenute in volumi della biblioteca del Museo: "L'aspetto più interessante è il dialogo diretto con il capolavoro di Ridolfo del Ghirlandaio - sottolinea la curatrice Maria Anna Di Pede - Laddove l'Ultima Cena rinascimentale era ordine, prospettiva e simmetria divina, qui tutto esplode in un mosaico caotico e centrifugo di umanità, dove a contare non è la perfezione della forma, ma la verità dei sentimenti". 

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