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La materia dei sogni: Carlo Rambaldi, il meccanico di Hollywood al cinema La Compagnia

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17.04.2026

Carlo Rambaldi, qui con E.T, che è, assieme a King Kong, una delle sue creature più celebri

Firenze, 17 aprile 2026 – Il fascino dell'ignoto e dell'inerme. Trasformato in materia viva e pulsante, poetica e iperrealista: è difficile incontrare nella storia del cinema una parabola di successo, creatività e dedizione al servizio dell'innovazione come la biografia di Carlo Rambaldi: l'uso intelligente di materiali diversi, lo studio di soluzioni originali e l'impiego geniale della meccanica hanno creato un bestiario affascinante e immortale, elevandolo a maestro mondiale degli effetti visivi. 

Il Cinema La Compagnia, in collaborazione con la Fondazione Culturale a lui intitolata, ha deciso di raccontare il suo genio rigoroso e bohémien in otto film, in programma dal 22 aprile al 4 giugno: nato nel 1925 a Vigarano Mainarda, un piccolo paese dell'entroterra ferrarese, figlio di un meccanico e una sarta, si laureò all'Accademia delle Belle Arti di Bologna, da dove iniziò il suo sodalizio con la settima arte. Nel 1957, il primo squillo con "Sigfrido" di Giacomo Gentilomo, per il quale realizzò l'enorme drago Fafner, lungo ben sedici metri. Nel corso degli anni Sessanta, dalle sue magiche mani prendono vita Cerbero, il centauro, il pipistrello gigante, il minotauro e la testa della Medusa per "Perseo, l'invincibile"; e poi l'aspide della Cleopatra di Liz Taylor, il mostro marino di "Ercole e la principessa di Troia", e le atmosfere gotiche e aliene, spettrali e organiche, di "Terrore nello spazio" (venerdì 8 maggio, ore 19), diretto da Mario Bava. 

Dopo alcune incursioni nel cinema di genere - dai sistemi di microcariche e i crudi effetti prostetici di "Citta violenta" (martedì 28 aprile, ore 20.30) per Sergio Sollima, alle protesi e i manichini antropomorfi di "Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea" (martedì 12 maggio, ore 19,30), regia di Riccardo Freda - ecco la rivoluzionaria chiamata del produttore Dino De Laurentiis: nel 1976, progetta per il remake di "King Kong" (mercoledì 22 aprile, ore 20,30) di John Guillermin un pupazzo di dodici metri, il braccio meccanico a grandezza naturale per le riprese ravvicinate con Jessica Lange, e alcune maschere a controllo idraulico capaci di trasmettere emozioni umane. 

L'Academy gli conferisce il primo Oscar, ma è solo l'inizio; nel 1977, inventa l'alieno Puck, protagonista finale di "Incontri ravvicinati del terzo tipo" (venerdì 15 maggio, ore 19) del maestro Steven Spielberg: un ammasso di servomotori diventano una creatura gracile, diafana e gentile, da mostro invasore a messaggero di pace. Due anni dopo, è Ridley Scott ad assumerlo per dare vita allo Xenomorfo di "Alien" (giovedì 4 giugno, ore 19), nato dalle pennellate di H.R. Giger: Rambaldi fonde metallo, lattice e bava per costruire lo scheletro biomeccanico interno alla testa della creatura, formato da oltre 900 componenti articolati.

La ferocia organica della mascella retrattile e il ghigno spaventoso dell'alieno gli valgono un'altra statuetta, spingendolo verso l'horror più viscerale, estremo e filosofico; nel 1981, collabora con Andrzej Zulawski per "Possession" (martedì 19 maggio, ore 21), immaginando il feticcio tentacolare, viscoso e biomimetico con cui la protagonista - Isabelle Adjani - consuma la propria deriva psicotica e sessuale: puro orrore metafisico. Dulcis in fundo, nel 1982 arriva la tripletta agli Oscar, ancora con Steven Spielberg: "E.T - L'extraterrestre" (Arena Apriti Cinema, data da definire) è il suo capolavoro più iconico, ottenuto lavorando su quaranta punti di articolazione solo per collo e volto, che consentivano al personaggio movimenti naturali e capacità di generare empatia senza l'ausilio della parola. 

Quando negli anni Novanta la computer graphic stravolse le carte in tavola, il padre della meccatronica sembrò superato dagli eventi, pur convinto che la tecnologia non potesse sostituire il tocco esclusivo e personale della mano umana. Perché di questo passo - ebbe a dire - "se devono consegnare un Oscar, a chi lo danno?".

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