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La grande menzogna della propaganda del No sul referendum

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19.01.2026

Se già sei mesi orsono, in un altro articolo, si era reso necessario intervenire a smontare alcune delle argomentazioni contro la riforma Nordio e la situazione ad oggi non può che essere peggiorata. Più passano i mesi che ci separano al giorno del voto sul referendum sulla giustizia e più si inasprisce la propaganda a sfavore della sua approvazione.

A dirla tutta, pure una certa parte dei sostenitori del Sì si è lasciata trascinare in questo agone politico, buttando nella mischia questioni che poco hanno a che fare con l’oggetto della riforma costituzionale. Da Garlasco alla famiglia del bosco, passando per ogni provvedimento ostile al governo emanato dai giudici in questi mesi: per onestà intellettuale, va detto che tutto ciò fomenta un dibattito già altamente avvelenato. Chiarito questo. Chiarito anche che la riforma non ha nulla a che vedere con la velocità dei processi, con l’aumento del personale giudiziario, sarebbe come chiedere che la riforma del numero chiuso a medicina risolva l’annosa questione delle liste d’attesa. Né intacca qualsivoglia altro problema che non abbia a che fare con la riorganizzazione dell’ordinamento giudiziario, il vero oggetto della riforma.

Avendo fatto tutte queste doverose premesse, si spera di accreditarsi agli occhi dei lettori alla ricerca di un minimo di onestà intellettuale. Ecco. Considerando tutte le prevedibili mistificazioni, esagerazioni, semplificazioni che da entrambe le parti si fanno  ̶  talvolta anche comprensibilmente data l’elevata tecnicità della materia e la necessità di spiegarla a tutti i cittadini  ̶  ce n’è una che va oltre l’attenuante dei toni da campagna elettorale: la fantomatica sottoesposizione della magistratura all’esecutivo. I sostenitori del No la rilanciano in sfumature diverse a reti unificate, e l’aggravante è che sembra essere l’argomentazione di punta nel confutare le tesi del Sì.

VORRESTI GIUDICI CHE DIPENDONO DALLA POLITICA?

Sembra incredibile ma è il virgolettato letterale di una campagna pubblicitaria che l’Associazione Nazionale Magistrati ha lanciato  ̶  a spese di chi resta oscuro  ̶  sugli schermi di tutte le stazioni italiane e non solo. Se il confine tra fatti e opinioni, specialmente in politica, è spesso labile, posta in questi termini è difficile non definire questo tentativo nei più marcati confini della falsità. Chiaramente, la malafede dei suoi promotori si cela nel fatto che uno spauracchio del genere possa far certamente leva sui cittadini che hanno a cuore le nozioni più basiche dello stato di diritto.

Ciò che appare, infatti, più grottesco, è che si parli di sottoposizione dei giudici alla politica e non dei pubblici ministeri. Se quest’ultima ipotesi appare già di per sé remota, dire che, addirittura, con questa riforma si attenterebbe alla posizione nell’ordinamento giudiziario dell’organo giudicante è pura allucinazione.

Se è  ̶  parzialmente  ̶  vero che in molti paesi con la separazione delle carriere si adotta l’assoggettamento dei pm all’esecutivo (in altri no, ed è questo il modello che si è scelto), che è l’unica argomentazione usata per paventare questa misteriosa sottoposizione del Pm, non si capisce in che modo si possa sottomettere persino il giudice.

Insomma, questa sottomissione che ci sia tutti lo dicono, dove sia nessun lo sa. Se ne........

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