Una necrosi alla testa del femore, impiantata protesi d’anca: un 16enne torna a camminare
Il prof Antonio Pompilio Gigante e i chirurghi Nicola Giampaolini e Leonard Meco
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Ancona, 15 marzo 2026 – A 16 anni si dovrebbe pensare a correre dietro a un pallone, a progettare il prossimo viaggio o solo a cercare di costruire i propri sogni. Non si dovrebbe mai pensare a come affrontare un intervento che, nell’immaginario comune, riguarda i propri nonni.
Eppure, per un giovanissimo paziente marchigiano, l’impianto di una protesi d’anca è diventato l’unico passaporto per riprendersi il futuro. La notizia non risiede solo nell’uso del bisturi, ma nel coraggio di una sfida clinica vinta: quella dell’equipe della Clinica di Ortopedia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, che ha restituito il movimento a un ragazzo che rischiava di non camminare più. Sotto la guida del professor Antonio Pompilio Gigante, i chirurghi Nicola Giampaolini e Leonard Meco hanno portato a termine un intervento mininvasivo perfetto su un quadro clinico reso fragilissimo da una storia pregressa complessa.
Una malattia del sangue ha portato alla necrosi
Il 16enne, residente nel maceratese, era infatti reduce da una dura battaglia contro una patologia del sangue, curata all’Oncoematologia Pediatrica del Salesi. Quella stessa malattia, purtroppo, aveva lasciato in eredità la necrosi della testa del femore. Il dolore era diventato insostenibile, una morsa quotidiana che aveva già visto fallire un precedente tentativo chirurgico conservativo effettuato al Salesi. La deformità era troppo severa per essere corretta con tecniche tradizionali e l’anca, ormai compromessa, stava producendo una dismetria di ben sei centimetri tra gli arti inferiori.
“Senza un’operazione di quel genere il paziente non avrebbe più camminato"
“La giovane età del paziente rappresenta l’unicità dell’intervento che siamo riusciti a portare a termine in maniera brillante all’interno dei presidi aziendali — spiegano i chirurghi della Clinica di Ortopedia —. In passato quadri clinici simili sarebbero dovuti emigrare verso istituti specialistici del settentrione. Questo risultato dimostra la perfetta continuità operativa e assistenziale tra i presidi di Torrette e del Salesi”. L’intervento, eseguito con accesso anteriore mininvasivo, ha permesso non solo di sostituire l’articolazione malata, ma anche di recuperare metà della differenza di lunghezza dell’arto, restituendo equilibrio al bacino. Le alternative, d’altronde, erano drammatiche. “Senza un’operazione di quel genere il paziente non avrebbe più camminato e il blocco totale dell’anca avrebbe portato a un’immobilità totale. Adesso invece, a pochi giorni dall’intervento, lui cammina senza problemi e, una volta tornato a casa, potrà riprendersi la sua vita”. A una settimana dall’operazione, il ragazzo è già in piedi. Cammina, sorride e si prepara a lasciare l’ospedale entro pochi giorni.
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